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STILLS OF PEACE

AND EVERYDAY LIFE  Ed.IX

Italia e armenia:
una ricerca del senso del contemporaneo

9 lugLIO – 4 settembre, 202w / ATRI (TE) / PESCARA

             

Stills of Peace and Everyday Life – Edizione IX

Partita nel 2013 con una prima mostra organizzata a Islamabad, Pakistan, la nona edizione di Stills of Peace ospita l’Armenia, dopo aver attraversato Spagna, Francia, Cina, Marocco, Iran, Giappone e Corea del Sud. L’Armenia, l’estremità europea ai confini con l’Asia, dopo almeno un millennio di prevaricazioni e la ferita profonda di un genocidio, ha raggiunto l’indipendenza dall’Unione Sovietica soltanto nel 1991. Lo sguardo limpido di una bambina, ritratta da Zaven Khachikyan, scelto come immagine ufficiale della rassegna, arriva dritto alle nostre coscienze, spazza via l’indifferenza, cedendo il posto alla speranza, esigendo rispetto e cura per le generazioni future e, inconsapevolmente, invoca la verità. La guerra è ancora viva nei ricordi della popolazione armena ma non gli ha tolto la speranza di un futuro in cui sarà riconosciuto universalmente il principio di eguaglianza dei popoli, di soluzione pacifica delle controversie internazionali e il diritto all’autodeterminazione per tutte le Comunità di questa Terra.

Fondazione ARIA, oltre alla ormai decennale collaborazione con il Comune di Atri, estende Stills of Peace a Pescara creando un network virtuoso che ha permesso alla rassegna di crescere soprattutto con importanti e inedite produzioni site-specific e con la presenza di sedici artisti ospiti, cinque curatori, tre sedi espositive con ben sette mostre d’arte contemporanea. Fotografia, scultura, pittura, performance, videoarte, sei appuntamenti con il cinema in lingua originale e una produzione cinematografica girata tra le comunità armene in Italia, a partire da Nor Arax, primo insediamento armeno di Bari, fino all’isola di San Lazzaro degli Armeni a Venezia, uno dei principali centri di cultura armena al mondo.

Ancora una volta coglie nel segno lo spirito originario di Stills of Peace and Everyday Life, Frammenti di Pace nella Vita Quotidiana, di aprire all’incontro e al rispetto delle differenze tra i popoli attraversa la mutua conoscenza per comprendere i comuni valori, umanistici ed esistenziali, che sono alla base di ciascuna specifica Cultura.

Ci auguriamo che i nostri visitatori colgano l’intento di aver voluto tessere un tappeto di visioni e di emozioni congiunte dove oriente e occidente coesistono pacificamente e in armonia con le energie, terrene e spirituali, del nostro splendido Pianeta.

Giovanna Dello Iacono
Direttrice Stills of Peace

PROGRAMMA:

Cortile di Palazzo Acquaviva – Atri

MA.CO. / Maratona del Contemporaneo

9 luglio

18.00 – Cortile di Palazzo Acquaviva – Atri: Inaugurazione Rassegna Stills of Peace diretta da Giovanna Dello Iacono

10 luglio

18.00 – Atri: Visite guidate alle sedi espositive
18.00 – Museo “V. Colonna” – Pescara: Inaugurazione mostre Stills of Peace e visite guidate

11 luglio

18.00 – Atri e Pescara: visite guidate
20.30 – Cortile di Palazzo Acquaviva – Atri: Presentazione Cine Armenia

3 – 4 settembre

Finissage Mostre 

3 settembre

18.00 – Museo “V. Colonna” – Pescara: Finissage mostre Stills of Peace

4 settembre

18.00 – Teatro Comunale – Atri: Proiezione cortometraggio ‘Antarram’ di Dino Viani
19.30 – Atri: Finissage mostre Stills of Peace

MOSTRE:

9 LUGLIO – 4 settembre, 2022

ATRI – 10.00 – 12.00 / 16.30 – 19.30 / 21.00 – 23.00 / Chiuso lunedì mattina
PESCARA – 10.00 – 12.00 / 17.00 – 22.00 / Chiuso lunedì

Cisterne di Palazzo Acquaviva – Atri

Apparizioni, legami 
Ugo Giletta, Mikayel Ohanjanyan
Sintesi aperta, intervento artistico di Apo Yaghmourian 

A cura di Antonio Zimarino

Apparizioni, legami sono i termini che sintetizzano identità e differenza tra due artisti distanti per cultura, formazione, relazioni, ma ci consentono di vedere ‘che cosa’ le opere dicono e suggeriscono, che cosa in loro, nella loro struttura formale e immaginale possono rivelare. Nelle figure di Ugo Giletta, forme primordiali di volti o di relazioni, appaiono cenni di identità ancora da definirsi; tutto resta sul limite appena percepibile tra l’essere e l’esistere: idea, possibilità e concretezza si legano tra loro. Nulla sparisce ma al contrario, tutto è primo apparire di una possibile identità dell’anima delle figure che tentano di ‘esistere’ e di formarsi. Tutto resta sospeso e forse prenderà definizione. Per Mikayel Ohanjanyan il legame tra le cose è fisico: le forme di marmo o di basalto sono scavate e tenute insieme realmente e/o apparentemente da cavi di acciaio. All’interno della pietra, esplode un’energia vera ma invisibile che frantumerebbe la scultura, generando campi di forze, dinamiche e tensioni fortissime. Ma tutto è tenuto insieme da un ‘legame’ d’acciaio che non vuol lasciare che l’unità si disperda tentando e riuscendo comunque a compiere l’impossibile. 

Nel progetto del giovane artista Apo Yaghmourian, gli scarti della lavorazione artigianale si trasformano in impossibili immagini e oggetti del lavoro contadino. La continuità manuale e paziente genera nuove identità estetiche in ciò che è scartato.

Cisterne di Palazzo Acquaviva – Atri

Cannibals, Kings and Gifts / Cannibali, re e regali
Spartak Khachanov, Tommaso Sandri

A cura di Eva Comuzzi

La mostra Cannibals, kings and gifts / Cannibali, re e regali mette in dialogo l’operato di Spartak Khachanov e di Tommaso Sandri. L’idea di accostare questi due artisti nasce dalle forti affinità che presenta la loro ricerca, sempre attenta a mettere in luce i conflitti politico-economici che affliggono il mondo e le loro conseguenze. Se il primo, che fra l’altro, e come da sua definizione, è un rifugiato politico e artista in esilio, si incentra soprattutto sulla situazione personale vissuta in Armenia e Ucraina, suoi due paesi di origine, condannandone in maniera esplicita e provocatoria il dominio maschile (Parade of Penises ne è un esempio), il secondo, affronta la medesima tematica (Fallocracy) ma con un esito decisamente più ironico e giocoso e offre inoltre supporto e sostegno ai migranti, divenendone un amplificatore delle loro voci interrotte.

Il titolo della mostra prende spunto dal libro Cannibali e re. Le origini delle culture, dell’antropologo americano Marvin Harris, dove nel nostro caso i cannibali e i re sono i medesimi, ovvero i potenti, mentre i regali sono quelli consegnati da Sandri in Africa e in Italia a genitori o figli forzatamente separati e rimessi in contatto attraverso questo scambio, questo dono che, per riportare le parole dell’artista, ci ricorda che “siamo il frutto di millenarie migrazioni di storie, persone, oggetti, idee”. Rimanendo in tema di contatti e connessioni, Khachanov ha realizzato per l’occasione Cocoon, una nuova produzione interattiva che attraverso una rete neurale ci aiuta a collegare diversi monumenti eretti nel mondo. 

Palazzo Cardinal Cicada, Teatro Romano – Atri
Museo d’Arte Moderna “Vittoria Colonna” – Pescara

… e l’angelo si è scordato di te.
Gianluca Chiodi, Liana Ghukasyan, Juan Del Prete,
Giuseppina Piunti, Matthias Ludwig, Sonya Orfalian

Il coraggio, la determinazione e la consapevolezza della non unicitaÌ della veritaÌ, la visione revisionista protesa nell’individuare nuovi codici comportamentali tra gli uomini, la natura e le espressioni che coniugano i linguaggi interpretativi della creazione artistica, sono i presupposti utilizzati in questo percorso narrativo. L’intersezione fra lo scorrere del tempo, il recupero della memoria personale e di quella storico-sociale, favoriscono la creazione di credibili paralleli tra i lavori presentati, aggiungendo nuovi elementi conoscitivi a tutto l’assetto espositivo. Le diverse espressioni artistiche presenti, sono elementi compositivi di un vasto mosaico in cui il tempo non ha valore cronologico ma eÌ elemento portatore di memorie, personali e collettive.

Spazi esterni, volumi architettonici differenti per connotazioni stilistiche e dislocazione geografica, sono solo mezzi necessari per fare delle diversitaÌ narrative il terreno fertile per potenziare le differenti esigenze espressive degli artisti: Gianluca Chiodi, Liana Ghukasyan e Juan Del Prete, esponenti delle arti visive, Giuseppina Piunti soprano, Matthias Ludwig baritono, Sonya Orfalian scrittrice.

Museo d’Arte Moderna “Vittoria Colonna” – Pescara

Qui è come Altrove
Nazik Armenakyan, Ani Gevorgyan, Zaven Khachikyan, Aram Kirakosyan

Armenia, un giorno qualunque
Giovanni Iovacchini

A cura di Paolo Dell’Elce

Quattro fotografi armeni ci restituiscono aspetti della vita quotidiana. Pur nelle loro diversità stilistiche, nella loro ricerca possiamo trovare molte affinità. L’intento narrativo con cui essi utilizzano il linguaggio visivo. La necessità di far vedere non tanto nell’accezione fenomenologica del visibile che si manifesta per ciò che è in sé, quanto nel senso più storico e antropologico che restituisce la bellezza etica di uno sguardo partecipe, a tratti accorato, dell’uomo sull’uomo. Un dolore di fondo, in effetti, si coglie nel lavoro di questi autori. Un dolore mai sopito che in ogni armeno è forse un lascito ancestrale. Un dolore contemplato che nella fotografia diventa elemento di linguaggio e ha il timbro grave di un basso continuo che risuona nella deriva storica di un intero popolo.

Queste fotografie di Giovanni Iovacchini hanno il privilegio di essere semplici e vere. Semplici perché non ricorrono ad effetti speciali di ottiche o peggio ancora di ‘luci’, vere perché ci mostrano la vita ordinaria che fa una persona qualsiasi in una qualsiasi parte del mondo, senza protagonismi, affacciandosi ad un balcone tra i panni stesi, o armeggiando dentro il cofano di una macchina in panne. Può capitare di ritrovarsi un giorno in un villaggio dell’Armenia  e incontrare la signora della porta accanto che ti guarda dalla finestra e si chiede perché la stai fotografando con il grembiule di tutti i giorni. È la bellezza negletta di un giorno qualunque; un giorno di pace.

CINEMA:

Cortile di Palazzo Acquaviva – Atri

Cine Armenia – rassegna di cinema ARMENO

Proiezioni in lingua originale
A cura di Pino Bruni
11, 18, 25 luglio / 1, 8, 22 agosto 2022 – ore 21.00

MANCA TESTO – Perché è doveroso dare uno sguardo al cinema coreano? Sebbene sia una realtà sin dal 1928, solo negli ultimi vent’anni ha saputo farsi largo nel mondo dell’intrattenimento globale, raggiungendo mete ambite come i festival europei di Venezia, Cannes e Berlino. La cinematografia coreana è come un mosaico, in cui i tasselli sono i generi e i sottogeneri narrativi che sono stati usati, stravolti e spremuti sino all’ultima goccia. Dai film di guerra ai film romantici, dai film d’azione agli horror, passando anche dal western. Il cinema in Corea, fin dopo la fine della guerra coreana, è sempre stato sotto il controllo degli ordini di vigilanza americani e di seguito ha subìto il forte controllo di due dittature militari: solo agli inizi degli anni ’90 le produzioni e i registi furono finalmente liberi di esprimersi. C’è stata una sorta di rivoluzione nel cinema di Seoul, poiché le pellicole americane, cinesi e giapponesi occupavano il 90% delle proiezioni locali. Un salto di qualità, un maggior coraggio e una lungimiranza e speranza per il nuovo millennio, ha spinto quindi le case di produzione a investire in generi diversi: poliziesco, thriller, dramma, commedia, horror e azione.

Nel pieno rispetto delle disposizioni previste per contenere la diffusione della pandemia da Covid-19, per assistere alla rassegna Cine Korea è necessario prenotarsi attraverso il sistema predisposto dal Comune di Atri.

Lunedì 11 luglio – ore 21.00
Ararat – Il monte dell’arca (2002) di Atom Egoyan
Doveroso film sul massacro degli Armeni ad opera del regista canadese Atom Egoyan, di discendenza armena, riflette su un olocausto dimenticato, commesso dai Turchi nel 1915, e ne mostra le conseguenze in chi l’ha conosciuto solo dal racconto dei padri. Notevole il personaggio del pittore armeno, narrato in flashback, che finisce per suicidarsi. Nel film si avvicendano molti dei temi cari al regista, come i rapporti familiari segnati dal dolore, l’incomunicabilità e la memoria come conoscenza di sé.

Lunedì 18 luglio – ore 21.00
Il silenzio di Pelešjan (2011) di Pietro Marcello
Il documentario di Pietro Marcello vuole tratteggiare il ritratto di una memoria: l’opera del cineasta armeno Artavazd Pelešjan. Una memoria delle opere e della sua creazione, memoria del cinema e del suo rapporto con l’uomo, la sua vita, il suo pensiero, le sue emozioni e gli incessanti, infiniti percorsi che incrociano l’uno e l’altro. Quattro cortometraggi di Artavazd Pelešjan.
Le stagioni (1975) / L’inizio (1967) / Il nostro secolo / Noi (1969).

Lunedì 25 luglio – ore 21.00
Vodka Lemon (2003) di Hiner Saleem
Vincitore del primo premio nella sezione “Controcorrente” del Festival di Venezia, Vodka Lemon di Hiner Saleem è un’agrodolce favola surreale ambientata in un villaggio curdo dell’Armenia dove un povero vedovo vorrebbe accasarsi con una vedova la cui figlia si prostituisce. Uno sguardo sul Caucaso postcomunista e sui suoi abitanti sconvolti dal crollo di ogni certezza (tant’è che anche la bevutissima vodka al limone ha un sapore di mandorla), dove il tragico volge in farsa e viceversa.

Lunedì 1 agosto – ore 21.00
La masseria delle allodole (2007) di Paolo e Vittorio Taviani
Tratto dal romanzo omonimo di Antonia Arslan, La masseria delle allodole, il film si concentra su una famiglia armena che nel 1915 viene smembrata, all’epoca del genocidio degli Armeni voluto dai Giovani Turchi. I Taviani proseguono il loro discorso sul rapporto tra gli individui e la storia occupandosi della ferita ancora aperta dell’eliminazione fisica degli Armeni in Turchia. E lo fanno con sobrietà avvalendosi di un cast composito, concentrandosi sul potere dell’immagine che al contempo può essere documento (e occasione di riflessione).

Lunedì 8 agosto – ore 21.00
Taniel (2018) di Garo Berberian
Taniel è un cortometraggio dello scrittore e regista britannico Garo Berberian, che racconta la storia degli ultimi mesi del poeta Taniel Varoujan, fino al suo omicidio durante il genocidio armeno all’età di 31 anni, considerato uno dei più grandi poeti armeni di fama internazionale.
L’autunno del mago (2009) di Ruben e Vahe Gevorkyants
“C’era una volta un angelo con i baffi, che non poteva fare niente né in terra né in cielo. Un giorno entrò nella capanna di un cacciatore e iniziò a nutrire uccelli impagliati con il grano. Tutti ridevano di lui. Ma un giorno gli uccelli impagliati sono tornati in vita.” Queste parole appartengono al poeta e sceneggiatore Tonino Guerra, l’uomo su cui è stato girato questo film-ritratto ad opera degli armeni Ruben e Vahe Gevorkyants

Lunedì 22 agosto – ore 21.00
Sulle tracce del popolo armeno (2016) di Giancarlo Cappellaro
Un’autentica perla cinematografica, con immagini inedite, ma anche un’interessante testimonianza storica, che cerca di entrare dentro i tanti misteri del più antico popolo cristiano del mondo, sopravvissuto ad un tormentato cammino di un millennio e mezzo segnato da prove immani, terribili persecuzioni, fino al genocidio del 1915 con l’olocausto di un milione e mezzo di persone.
I figli dell’Ararat, l’Avamposto (2012) di Grazia Michelacci
Un viaggio alla scoperta del popolo armeno: donne, uomini, famiglie che hanno attraversato la storia del ventesimo secolo, ricominciando altrove la propria esistenza.

Stills of Peace and Everyday Life
Una ricerca del senso del contemporaneo

STILLS of peace and everyday life è un progetto, promosso dalla Fondazione Aria, fondato su una ipotesi sperimentale: realizzare “eventi” d’arte e cultura attraverso l’incontro, la comunicazione e la conoscenza di differenti tradizioni culturali nel Mondo. Tali eventi intendono iniziare a costruire una rete globale di connessioni e collaborazioni che attraverso la produzione di ulteriori eventi, porti ad una conoscenza e ad un rispetto delle Culture stesse, valorizzandone reciprocamente la Bellezza e la profondità.  Sociologia, Arte Contemporanea, Economia Sostenibile, Didattica sono le discipline che concorrono al dialogo e alla comprensione profonda dei comuni valori umanistici ed esistenziali che sono alla base di ciascuna specifica Cultura.

A cura di:

     

Con l’Alto Patrocinio della Regione Abruzzo, della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Chieti e Pescara e di:

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