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STILLS OF PEACE

AND EVERYDAY LIFE  Ed.XIiI

Italia e ARGENTINA: GLOBAL IDENTITY

4 luglio – 13 settembre 2026 / ATRI – PESCARA

Direttrice Artistica Giovanna Dello Iacono

               

STILLS OF PEACE AND EVERYDAY LIFE. ED. XIII

Italia e Argentina: Global Identity

Con la tredicesima edizione dedicata all’Argentina, Stills of Peace and Everyday Life conclude idealmente una trilogia rivolta all’America Latina, un percorso curatoriale che negli ultimi tre anni ha attraversato il Messico, la Colombia e infine l’Argentina, esplorando alcune delle grandi questioni che caratterizzano il nostro tempo. Dopo l’edizione dedicata al Messico e alla riflessione sulla Global Humanity – intesa come espressione di solidarietà, empatia e appartenenza a una comune condizione umana – e la scorsa edizione dedicata alla Colombia e al tema del Global Future, quale diritto a immaginare un futuro condiviso, equo e sostenibile, la rassegna approda oggi in Argentina con il tema della Global Identity, completando un itinerario concettuale che dall’umanità condivisa passa attraverso la responsabilità verso il futuro per giungere alla riflessione sull’identità nel mondo globale.

Questa scelta curatoriale nasce dalla volontà di indagare una delle questioni più significative del nostro tempo: il rapporto tra identità locali e appartenenza globale. L’Argentina rappresenta, in questo senso, un interlocutore privilegiato. La sua storia è infatti profondamente intrecciata ai fenomeni migratori che, tra Ottocento e Novecento, hanno contribuito a costruire una delle società più composite del continente americano. Tra questi, fondamentale è stato il contributo dell’emigrazione italiana, che ha lasciato tracce profonde nella lingua, nell’architettura, nelle tradizioni, nelle pratiche sociali e nell’immaginario culturale argentino.

L’incontro tra Italia e Argentina offre dunque un terreno particolarmente fertile per riflettere sull’identità non come categoria statica o esclusiva, ma come processo dinamico di costruzione collettiva. Le identità contemporanee si formano infatti attraverso continui attraversamenti di confini geografici, culturali e simbolici; sono il risultato di stratificazioni, contaminazioni, memorie condivise e trasformazioni incessanti.

In un presente segnato da mobilità globale, crisi geopolitiche, mutamenti climatici e accelerazioni tecnologiche, la nozione stessa di identità richiede nuove chiavi di lettura. Global Identity non propone una visione omologante del mondo, ma invita a riconoscere il valore delle differenze all’interno di una rete sempre più fitta di relazioni e interdipendenze. L’identità diventa così uno spazio aperto di dialogo, un luogo di confronto tra appartenenze multiple, dove memoria e futuro, radicamento e movimento, individuale e collettivo si incontrano e si ridefiniscono reciprocamente.

Le mostre e gli eventi di questa edizione esplorano tali questioni attraverso linguaggi artistici differenti, offrendo prospettive capaci di raccontare la complessità delle esperienze contemporanee. L’arte si fa così strumento di conoscenza e mediazione culturale, capace di illuminare le connessioni profonde che uniscono storie e geografie apparentemente distanti.

Il progetto curatoriale si articola in cinque mostre: due negli spazi delle Cisterne e delle Scuderie Romane di Palazzo Acquaviva ad Atri, una mostra fotografica nello spazio s.l.m.00 – zerozerosullivellodelmare, una mostra personale nella Chiesa di Sant’Anna di Pescara e una mostra documentaria al primo piano di Palazzo Acquaviva dedicata al compositore atriano Rodolfo Zanni (1901-1927), figura emblematica del legame storico e culturale tra Italia e Argentina.

Accanto alle esposizioni e agli interventi performativi, torna la rassegna Cine Argentina, sei appuntamenti dedicati al cinema argentino in lingua originale con sottotitoli in italiano, e Stills Story, il ciclo di incontri letterari dedicato ad autrici e autori argentini. Cinema e letteratura troveranno ancora una volta la loro sede nel Chiostro del Palazzo Ducale dei Duchi d’Acquaviva di Atri.

Sette curatori, undici artisti internazionali e oltre tre mesi di programmazione compongono il mosaico di questa tredicesima edizione, che si propone come uno spazio di incontro tra culture, esperienze e visioni. Un laboratorio di pensiero condiviso che invita il pubblico a interrogarsi sul significato dell’identità nel XXI secolo, riconoscendola non come un dato acquisito, ma come una costruzione continua, aperta all’altro e capace di generare nuove forme di convivenza e comprensione reciproca.

 

Giovanna Dello Iacono
Direttrice Artistica

PROGRAMMA:

MA.CO. / Maratona del Contemporaneo

4 luglio ore 18 / Atri (TE)

Chiostro del Palazzo Ducale dei Duchi d’Acquaviva – Inaugurazione della Rassegna Stills of Peace
Cisterne di Palazzo Acquaviva – Inaugurazione delle mostre Global Identity a cura di Giovanna Dello Iacono e Maria Letizia Paiato, Stills of Peace for Young a cura di Eva Comuzzi e Giovanna Dello Iacono
Sale di Palazzo Acquaviva – Inaugurazione della mostra Rodolfo Zanni. Note dall’oblio a cura di Giuseppe Zanni 

5 luglio Ore 18 / Pescara

s.l.m. 00 – zerozerosullivellodelmare – Inaugurazione mostra L’uguale, il diverso a cura di Paolo Dell’Elce

6 luglio Ore 18 / ATRI (TE)

Chiostro del Palazzo Ducale dei Duchi d’Acquaviva / Atri (TE)

Ore 18.00 – Primo appuntamento di Stills Story a cura di Giuliana De Petris – Presentazione del libro di Mempo Giardinelli Sant’Uffizio della Memoria.
Ore 21:00 – Primo appuntamento di Cine Argentina a cura di Martina Juncadella – Proiezione del film Los domingos mueren más personas.

5 settembre Ore 18 / PESCARA

Chiesa di Sant’Anna / Pescara

Ore 18.00 – Opening mostra personale di Martina Marini Misterioso, Oh madre! a cura di Giovanna Dello Iacono e Maria Letizia Paiato, in collaborazione con YAG/garage.

MOSTRE:

4 luglio – 13 settembre 2026

Cisterne e Sale di Palazzo Acquaviva / ATRI
10.30 – 12.30 / 17 – 20 / 21 – 23 / tutti i giorni

5 luglio – 12 settembre 2026

s.l.m. 00 – zerozerosullivellodelmare / PESCARA
18 – 21 / dal giovedì al sabato e su prenotazione: info@fondazionearia.it
Giorni di chiusura estivi: 13, 14, 15 agosto

5 settembre – 3 ottobre 2026

Chiesa di Sant’Anna / PESCARA
16 – 19 / mercoledì e venerdì e su prenotazione: info@yag-garage.it /+39 3473567678 (anche via WhatsApp)

Ingresso libero

Cisterne di Palazzo Acquaviva – Atri (TE)

Global Identity
Luciana Lamothe, Nicola Samorì

A cura di Giovanna Dello Iacono e Maria Letizia Paiato

L’Argentina, vero e proprio melting pot ma anche esempio fra i più tangibili al mondo di autentico sincretismo culturale, esprime l’idea di un’identità globale intrinseca, dove flussi e influssi eterogenei, stili di vita, filosofia e mentalità, si mescolano di continuo fra tradizioni locali e input internazionali. Nella sua singolare condivisione con l’Italia di un’identità valoriale, il paese latino guida la XIIIa ed. Stills of Peace and Everyday LifeGlobal Identity, nel confronto e dialogo fra due eccezionali protagonisti internazionali dell’arte contemporanea: Nicola Samorì e Luciana Lamothe. Formalmente e visivamente distanti, radicalmente diversi per il linguaggio espressivo, i due artisti, nelle cisterne di Palazzo Acquaviva dell’antica città di Atri, dove il passato si sovrappone al presente, offrono a chi guarda l’opportunità di partecipare ad una silenziosa ma profondissima conversazione sul concetto di sé e di gruppo nell’attuale dimensione mondiale, attraverso le simbologie che la sostanza stessa dell’arte propone, come rappresentazione di una forza cosmica vivente e inesauribile. In questa dimensione l’opera di Nicola Samorì, legato al tema della tradizione artistica occidentale, dove all’impeccabile tecnica accademica corrispondono, in pittura come in scultura, violenti interventi dell’artista che ne destabilizzano la collocazione cronologica nel tempo, scavalcandolo, abbraccia quella di Lamothe. Sicché lo sguardo dell’argentina, che attinge continuamente all’architettura brutalista, alla scultura industriale, muovendosi fra minimalismo e sistemi costruttivi urbani, sempre più orientata a penetrare le dinamiche spaziali di controllo della società, rimbalza in quello dell’italiano, condividendone una visione artistica fortemente viscerale. Attraverso traumi inflitti alla materia, la ricerca di entrambi si concentra sul punto di rottura, su quell’istante preciso in cui una forma cessa di essere integra per rivelare la sua debolezza intrinseca. Dalla decostruzione del canone a quella architettonica, dalle ferite inferte all’arte alla percezione di precarietà, Nicola Samorì e Luciana Lamothe condividono nel tema della rappresentazione lo strumento per interrogare la realtà e formulare un pensiero contemporaneo di Global Identity

Cisterne di Palazzo Acquaviva – Atri (TE)

STILLS OF PEACE FOR YOUNG
Satya Forte, Agustina Leal, La Porkeria Mala, Gianlorenzo Nardi, Maria Positano

A cura di Eva Comuzzi e Giovanna Dello Iacono

La sezione Stills of Peace for Young under 35 presenta quest’anno gli artisti Satya Forte, Agustina Leal, Gianlorenzo Nardi, La Porkeria Mala e Maria Positano. Il tema della Global Identity si declina nei loro lavori attraverso riflessioni che investigano prettamente il corpo, il paesaggio e l’identità ad essi connessa. Ovvero come un luogo ci definisca e, dall’altro, come come esso plasmi anche il nostro essere, il nostro stare al mondo. Italia e Argentina sono sicuramente accomunate dal tema delle migrazioni e, di conseguenza, delle relazioni, dei confronti, delle ibridazioni. È vero, però, che le identità si costruiscono non solo nel presente, ma anche e soprattutto a partire da ciò che è stato, da ciò che viene definito transgenerazionale, ma anche, in questo caso, da ciò che è scomparso e non è più tornato. In questa prospettiva, Italia e Argentina diventano territori simbolici e concreti di una narrazione condivisa, dove le radici si intrecciano con i percorsi migratori e le trasformazioni sociali, dando origine a nuove forme di appartenenza. L’esposizione invita così a riflettere su come le identità si ridefiniscono continuamente nel quotidiano, diventando luoghi di negoziazione, resistenza e creatività, capaci di generare connessioni inattese e prospettive condivise in un mondo sempre più interconnesso.

Sale di Palazzo Acquaviva – Atri (TE)

RODOLFO ZANNI. NOTE DALL’OBLIO

A cura di Giuseppe Zanni

Al primo piano di Palazzo Acquaviva una mostra documentaria per riscoprire la vita e l’opera del compositore originario di Atri Rodolfo Zanni (1901-1927). I visitatori potranno ascoltare una selezione dei suoi brani musicali e visionare i momenti salienti della sua breve ma intensa esistenza in Argentina, celebrando così un legame storico e culturale profondo tra le due terre. La mostra vuole restituire voce a un compositore straordinario, celebrando il legame indissolubile tra la sua terra d’origine, Atri, e la sua patria natale, l’Argentina. Un ponte culturale fatto di note, passione e genialità che il tempo non è riuscito a cancellare.

s.l.m. 00 – zerozerosullivellodelmare / pescara

L’uguale, il diverso
Armando Di Antonio, María Zorzon

A cura di Paolo Dell’Elce

María Zorzon e Armando Di Antonio con la loro fotografia, mostrano la forma umana come espressione di un vissuto particolare. La fotografia diventa mediatrice del vissuto umano, risultato di un confronto civile tra uguaglianza e diversità, che rivela l’equilibrio fragile della persona costretta a realizzarsi in situazioni contrastanti, anche a seguito dello sradicamento da un luogo e al trapianto in un altro luogo completamente diverso, come ci fa vedere nel suo lavoro María Zorzon. Questa è la condizione difficile del migrante, ma anche di ogni uomo, che sa di non poter tornare all’origine. Escluso dal ritorno, resta forse la nostalgia per il mancato ricongiungimento con la propria nascita, ma anche un sentimento di accettazione o rassegnazione per dover rinascere in un altro mondo. D’altra parte l’opera fotografica di Armando Di Antonio ci mostra una dimensione più interiore e sospesa nella quale andremo a cercare le uguaglianze e le diversità che definiscono la nostra natura ossimorica e dove traspare maggiormente quella fragilità o precarietà del genere umano dovute probabilmente alla malinconica percezione di sentirsi soli e mortali nell’Universo. Armando ci invita a guardare l’umana fragilità con compassione; María ci fa sperare che un cambiamento è sempre possibile e a volte è auspicabile addirittura “morire” in un luogo per rinascere altrove.

Chiesa di Sant’Anna – Pescara
In collaborazione con YAG/garage

Oh madre!
Martina Marini Misterioso

A cura di Giovanna Dello Iacono e Maria Letizia Paiato

La mostra Oh madre! di Martina Marini Misterioso si configura come un attraversamento intimo e al tempo stesso universale dei temi della cura, dell’origine e della trasformazione. Al centro della ricerca dell’artista si pone l’esperienza dell’amore, inteso nella sua forma più complessa e totale: forza generativa, apertura radicale all’altro, ma anche luogo inevitabile di perdita e dolore. La materia – argilla, lino, ceramica – si fa progressivamente più rarefatta, come se ogni lavoro fosse parte di un processo di sublimazione in cui il peso dell’esperienza si trasforma in vibrazione, eco, soffio. In dialogo con il tema di questa edizione, Global Identity, la mostra propone una riflessione sull’identità come costruzione fluida e relazionale, in cui la dimensione individuale si apre a una risonanza collettiva. Oh madre! si offre così come un luogo di passaggio, in cui l’esperienza personale si fa linguaggio condiviso, e dove il sacro emerge come pratica viva: nella capacità di attraversare il dolore, di evolversi e di alleggerirsi dal suo peso.

CINE ARGENTINA:

Chiostro del Palazzo Ducale dei Duchi d’Acquaviva – Atri

Cine Argentina

A cura di Martina Juncadella
Sei appuntamenti con il cinema argentino in lingua originale con sottotitoli in italiano.
6, 13, 27 luglio / 3, 24, 31 agosto 2026 – ore 21.00

Insieme alle ondate migratorie arrivano in Argentina tecnici, impresari e artisti che, fin dagli albori del cinematografo, contribuiscono alla nascita e allo sviluppo del cinema nel paese. Esiste una vasta produzione di cinema muto e, con l’avvento del sonoro, l’Argentina sviluppa importanti studi cinematografici, affermandosi come uno dei principali poli dell’industria audiovisiva latinoamericana.

Tra crisi, fratture e trasformazioni, il cinema argentino continua a riflettere la storia di un paese giovane e inquieto, in costante ridefinizione. Un cinema capace di reinventare le proprie forme produttive ed estetiche a partire dalle risorse, dai limiti e dagli strumenti disponibili in ogni epoca.

Questo breve percorso attraverso sei opere propone un classico e una serie di film più o meno recenti che restituiscono differenti modalità di produzione: esperienze cooperative e collettive; strutture industriali sostenute da consolidate coproduzioni internazionali; oppure forme più intime e personali, in cui gli autori si confrontano con le immagini attraverso pratiche libere, artigianali e profondamente soggettive.

Sono film molto diversi tra loro, ma accomunati da una forte identità espressiva. Perché, se c’è un elemento che attraversa e definisce il cinema argentino, è proprio la sua straordinaria diversità.

Martina Juncadella

Lunedì 6 luglio – ore 21.00

Los domingos mueren más personas  (2024) di Iair Said

Commedia, drammatico / 73 minuti

Los domingos mueren más personas segue David, un giovane ebreo, omosessuale e con paura di volare, che torna dall’Europa a Buenos Aires dopo la morte dello zio. Tornato nella casa di famiglia, scopre che sua madre ha deciso di staccare il respiratore che tiene in vita suo padre da anni. Mentre attraversa il lutto ed evita di confrontarsi con la malattia del padre, David vaga per la città cercando di colmare la propria angoscia esistenziale tra lezioni di guida, visite mediche e relazioni affettive passeggere. Con umorismo e sensibilità, il film affronta temi come la perdita, la solitudine e i legami familiari.

Prima mondiale: sezione ACID del Festival di Cannes, maggio 2024. Ha partecipato anche al Festival Internazionale del Cinema di San Sebastián (Horizontes Latinos).

Lunedì 13 luglio – ore 21.00
Todo documento de civilización (2024) di Tatiana Mazú

Documentario sperimentale, 90 minuti

Un incrocio di viali che è, allo stesso tempo, frontiera tra la città di Buenos Aires e la sua periferia urbana. Ogni notte migliaia di persone lo attraversano tornando dal lavoro. Autobus, semafori, asfalto, cemento, un cartello arrugginito. Qualcuno che va a studiare, un’altra che vende pane. Illuminazione pubblica e propaganda elettorale. Pubblicità di cellulari e hamburger. Spazzatura e la signora che vende fiori. Il racconto di una madre che ha perso suo figlio per mano della polizia si confronta con l’immagine della normalità. La sua lotta e la sua voce disegnano i mondi immaginari di Jules Verne, con cui fantasticavano insieme. Questo film è un processo di scavo. O la dissezione del paesaggio dove, quindici anni fa, lo Stato fece sparire Luciano Arruga.

Festival:
FIDMarseille – Concorso Internazionale – Francia – 2024 – Prix Georges de Beauregard International
DocBuenosAires – Film di apertura – Argentina – 2024
PerSo Film Festival – Concorso Internazionale – Italia – 2024
FICViña – Concorso documentario – Cile – 2024 – Premio per la miglior regia

Lunedì 27 luglio – ore 21.00

La mujer de los perros (2015) di Laura Citarella e Verónica Llinás

Drammatico, 100 minuti

Una donna cammina attraversando la campagna.
Attorno a lei, un gran numero di cani si muove in tutte le direzioni, imprevedibili,
disfacendo la finzione come la celebre tela di Penelope.
Più lontano ancora, il mondo, le periferie,
le stagioni dell’anno, e il giorno
e la notte,
e le diverse versioni
del cielo.

Prodotto da El Pampero Cine. El Pampero Cine nasce nel 2002, più che come semplice casa di produzione, come un gruppo di persone disposte a sperimentare e a rinnovare i procedimenti e le pratiche del cinema realizzato in Argentina.

Lunedì 3 agosto – ore 21.00
La vida dormida (2025) di Natalia Labaké

Documentario, 74 minuti

Negli anni ’90, la moglie di un politico menemista ha filmato la vita pubblica e privata del marito. Nel presente di questa famiglia rigida e patriarcale, Agustina e sua zia Bibiana intrecciano una storia fatta di fascino e disillusione, fatta di tensioni e silenzi che oscillano tra amore e potere.

International Documentary Film Festival Amsterdam (IDFA 2020) in due sezioni: LUMINOUS e IDFA Competition for Creative Use of Archive, dove ha ottenuto una Menzione Speciale della giuria al ReFrame Award.

Lunedì 24 agosto – ore 21.00

Errante corazón (2021) di Leonardo Brzezicki

Drammatico, 107 minuti

Santiago (il pluripremiato Leonardo Sbaraglia) è un uomo emotivamente distrutto che attraversa una profonda crisi affettiva dopo una separazione. Mentre cerca di mantenere il legame con Laila, sua figlia adolescente, i due intraprendono un caotico viaggio tra Argentina e Brasile che metterà alla prova la loro relazione. Tra eccessi, fragilità e desiderio, Errante corazón ritrae la ricerca disperata di un uomo che vuole soltanto amare ed essere amato.

Lunedì 31 agosto – ore 21.00

Prisioneros de la tierra (1939) di Mario Soffici

Basato sui racconti di: Horacio Quiroga
Dramma sociale, 85 minuti

Ambientato nelle piantagioni di yerba mate di Misiones intorno al 1915, il film ritrae il brutale sfruttamento dei mensúes, lavoratori reclutati con l’inganno e sottoposti a condizioni vicine alla schiavitù. Attraverso un racconto attraversato dalla violenza, dall’amore e dalla ribellione, il film è diventato una delle opere fondamentali del cinema sociale argentino.

Questa proiezione è resa possibile grazie al Museo del Cine Pablo Ducrós Hicken.

STILLS STORY

Chiostro del Palazzo Ducale dei Duchi d’Acquaviva – Atri

Stills Story

A cura di Giuliana De Petris
Argentina in quattro voci
6 luglio, 13, 27 luglio, 3 agosto ore 18

La letteratura argentina contemporanea nasce in larga parte come risposta al trauma della dittatura militare del 1976–1983, un periodo segnato da repressione, censura, persecuzioni e sparizioni forzate che hanno inciso profondamente sulla produzione culturale.

In questo contesto, la scrittura si configura come spazio di resistenza e sopravvivenza, sviluppandosi tra forme di esilio interno, caratterizzate da autocensura e linguaggi indiretti, ed esperienze di esilio esterno vissute come frattura identitaria e perdita della patria.

Con il ritorno della democrazia nel 1983, la letteratura assume un ruolo centrale nel recupero della memoria e nella costruzione della giustizia, affrontando temi come la testimonianza, il trauma, l’identità e l’etica della rappresentazione.

La memoria emerge come elemento instabile e frammentario, costruito attraverso voci molteplici, in cui il racconto storico e quello privato si intrecciano in modo complesso. In questo senso, la scrittura non è soltanto espressione artistica, ma pratica etica e politica, capace di opporsi all’oblio e di restituire voce a ciò che è stato rimosso.

Lunedì 6 luglio – ore 18

Santo Uffizio della Memoria – Mempo Giardinelli

Presentazione del libro e incontro con l’autore

La figura di Giardinelli si colloca al centro del rapporto tra dittatura, esilio e memoria. Costretto all’esilio in Messico tra il 1976 e il 1984, sviluppa una scrittura segnata dalla “non appartenenza”, in cui emergono violenza politica, sradicamento e nostalgia.  Il romanzo si configura come una vasta saga familiare che attraversa circa un secolo di storia argentina, intrecciando dimensione privata e collettiva.  La struttura polifonica, costruita attraverso molteplici voci narrative, riflette la natura frammentaria della memoria, mentre il ritorno dall’esilio del protagonista diventa un percorso di ricostruzione identitaria.  La memoria si afferma come atto consapevole e necessario, pratica etica e politica che si oppone all’oblio e restituisce senso al presente.  Centrale è anche il tema dell’emigrazione, che costruisce un’identità sospesa tra più mondi, insieme al ruolo delle figure femminili come custodi della continuità familiare. 

Lunedì 13 luglio – ore 18

Casa dove non si abita più – Luisa Futoransky

La scrittura di Futoransky nasce da una condizione di attraversamento continuo tra paesi, lingue e culture, in cui l’esilio diventa una dimensione esistenziale permanente.  Nei suoi testi si avverte uno scarto costante tra il luogo in cui si è e quello a cui si appartiene, rendendo l’identità mobile e instabile.  La lingua si configura come spazio di attraversamento, luogo fragile ma necessario in cui si intrecciano registri diversi e frammenti di memoria.  La casa, tema centrale, perde la sua concretezza per diventare figura simbolica di qualcosa che si allontana o che non è mai stato pienamente abitabile.  La raccolta sviluppa una geografia discontinua fatta di spostamenti e stratificazioni, in cui il viaggio diventa forma del pensiero e la scrittura un modo per ricostruire un senso di appartenenza sempre provvisorio.

Lunedì 27 luglio – ore 18

Il buon male – Samantha Schweblin

Con Schweblin la casa torna a essere uno spazio concreto ma attraversato da una tensione sottile che ne incrina la familiarità. Le relazioni, soprattutto familiari, diventano luoghi di vulnerabilità, in cui amore e paura si intrecciano.  La sua narrativa si costruisce attorno a minacce invisibili, percepibili attraverso dettagli minimi e deviazioni impercettibili, generando un’inquietudine profonda.  Centrale è il lavoro sul non detto, che lascia le storie aperte e coinvolge il lettore nella costruzione del senso.  Ne Il buon male, questa poetica si condensa nella capacità di cogliere il momento in cui l’equilibrio si spezza, trasformando il quotidiano in qualcosa di destabilizzante.  Il “male” non è mai del tutto esterno, ma attraversa le relazioni, diventando anche una forma di rivelazione. 

Lunedì 3 agosto – ore 18

Anche gli alberi caduti sono il bosco – Alejandra Kamiya

La scrittura di Kamiya si distingue per una qualità rarefatta ed essenziale, che privilegia silenzi, percezioni e movimenti interiori rispetto all’azione.  I suoi racconti si sviluppano in situazioni quotidiane, raccontate con attenzione ai dettagli e ai non detti, fino a creare spazi di contemplazione.  A differenza di altre autrici, non introduce elementi perturbanti, ma costruisce una dimensione intima in cui la fragilità dell’esperienza emerge con delicatezza. Il libro propone una poetica della continuità, in cui anche ciò che è caduto o marginale continua a far parte di un insieme più ampio.  Temi come solitudine, memoria e assenza si sviluppano senza fratture, come presenze silenziose che convivono con il presente, restituendo senso anche alle esperienze più minime.

Stills of Peace and Everyday Life
Una ricerca del senso del contemporaneo

Stills of Peace and Everyday Life è un progetto promosso dalla Fondazione Aria, fondato su una ipotesi sperimentale: realizzare “eventi” d’arte e cultura attraverso l’incontro, la comunicazione e la conoscenza di differenti tradizioni culturali nel Mondo. Tali eventi intendono iniziare a costruire una rete globale di connessioni e collaborazioni che attraverso la produzione di ulteriori eventi, porti ad una conoscenza e ad un rispetto delle Culture stesse, valorizzandone reciprocamente la Bellezza e la profondità.  Sociologia, Arte Contemporanea, Economia Sostenibile, Didattica sono le discipline che concorrono al dialogo e alla comprensione profonda dei comuni valori umanistici ed esistenziali che sono alla base di ciascuna specifica Cultura.

Nel corso delle dodici edizioni di Stills of Peace, abbiamo avuto l’onore di ricevere il patrocinio di prestigiose istituzioni nazionali e internazionali, che hanno riconosciuto il valore culturale e il messaggio di dialogo interculturale della rassegna.

A livello internazionale, il festival ha ottenuto il sostegno di numerose ambasciate, tra cui quelle di Pakistan, Francia, Marocco, Repubblica di Corea, Armenia, Messico e Colombia in Italia, oltre alle Ambasciate d’Italia nei rispettivi Paesi, come Islamabad, Seul, Armenia e Messico. Significativo è stato anche il supporto di importanti istituzioni culturali, quali l’Istituto Culturale Francese in Italia, l’Istituto Giapponese di Cultura e l’Istituto Culturale Coreano. L’attenzione diplomatica nei confronti della rassegna è stata testimoniata anche dalla visita ufficiale delle Ambasciatrici di Pakistan e Armenia. Inoltre, Stills of Peace ha ricevuto il patrocinio di Ministeri stranieri, come il Ministero della Cultura e il Ministero degli Esteri del Messico, nonché il Ministero della Cultura della Spagna.

Sul territorio italiano, il festival ha ottenuto il riconoscimento di istituzioni di primaria importanza, tra cui il Ministero della Cultura (MiC) e il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI). Hanno concesso il loro patrocinio anche la Federazione Italiana delle Associazioni e Club per l’UNESCO e l’UNICEF, a conferma della valenza educativa e culturale del progetto. Tra gli enti culturali nazionali e internazionali con sede in Italia, spiccano l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici, Acción Cultural Española, l’Instituto Cervantes di Roma, la Società Dante Alighieri e il CEPELL (Centro per il Libro e la Lettura). Di grande rilievo è stato anche il sostegno del Centro Studi e Documentazione della Comunità Armena, della Comunità Armena di Roma, dell’Associazione Italiarmenia e della Asociación Fronteras.

Il riconoscimento dell’alto valore artistico e intellettuale di Stills of Peace è stato confermato anche dal patrocinio di numerose istituzioni accademiche, sia italiane che internazionali. Tra queste, l’Universidad Autónoma Metropolitana de México e la Real Academia de España en Roma hanno dato il loro supporto, insieme a prestigiose università italiane, come l’Università degli Studi di Firenze, l’Università degli Studi di Macerata e l’Università degli Studi dell’Aquila. Hanno inoltre concesso il patrocinio l’Istituto Confucio dell’Università di Macerata, l’ABAQ – Accademia di Belle Arti dell’Aquila, l’Università degli Studi “G. d’Annunzio” Chieti-Pescara (UniCH) e l’Università degli Studi di Teramo (UniTE).

Infine, a livello regionale e locale, il festival ha ricevuto il sostegno della Regione Abruzzo e del Consiglio Regionale Abruzzo, oltre a quello di numerosi comuni, tra cui Atri, Pescara, Chieti, Vasto e Orsogna. Anche il Consolato Onorario di Spagna a L’Aquila e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Abruzzo hanno riconosciuto e sostenuto il valore della rassegna, insieme all’Associazione Giappone in Abruzzo.

A cura di:

                 

In collaborazione con:

       

Con l’Alto Patrocinio della Regione Abruzzo e con il Patrocinio di:

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