A cura di Antonio Zimarino

18 luglio – 6 settembre 2020

Cisterne di Palazzo Acquaviva – Atri (TE)

Orari: tutti i giorni 10.00 – 12.00 / 16.30 – 19.30 / 21.00 – 23.00

Chiuso lunedì mattina

 

La mostra è l’incontro tra due modi essenziali di rivelare e costruire lo spazio in cui abitiamo e ci muoviamo, modi che nascono da culture diverse ma da una analoga sensibilità verso il modo di pensare e percepire l’esperienza dell’arte. Che siano architetture e costellazioni di luce o eterei veli che rendono concreta la luce e la materia dei sogni, la mostra ci porta per strade diverse in un luogo dove il “guardare” diventa un modo di riandare a se stessi e trovare spazi inattesi.

Carlo Bernardini

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Kaori Miyayama

Carlo Bernardini 

Nato a Viterbo nel 1966, vive e lavora a Milano; insegna Installazioni Multimediali presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Nel 1997 ha pubblicato il saggio teorico sulla “Divisione dell’unità visiva” edito da Stampa Alternativa. Ha vinto per 3 volte nel 2000, nel 2005 e nel 2010 il premio “Overseas Grantee” della Pollock Krasner Foundation di New York, e nel 2002 il premio Targetti Art Light Collection “White Sculpture”. Opera con la fibra ottica dal 1996. E’ ormai costante la sua presenza nelle mostre di settore e nei festival internazionali dedicati alla light art ed ai linguaggi sperimentali multimediali. L’attenzione di Carlo Bernardini è rivolta al rapporto dialettico tra la linea e il monocromo, quali momenti diversificati della concezione raffigurativa spazio-luce. Il meticoloso percorso di astrazione è una graduale ricerca sull’elemento della linea per conquistarne l’essenza, quasi un voler tracciare l’invisibile. La sua ricerca visiva s’incentra oggi sul concetto di trasformazione percettiva dello spazio attraverso opere tese fra dimensione scultorea ed installativa. Le installazioni ambientali, realizzate con fibre ottiche e superfici elettro-luminescenti creano uno spazio di luce architettonico mentale, incorporeo ma visibile, che cambia totalmente la funzione e la struttura dell’ambiente reale. La luce crea un disegno nello spazio, un disegno che cambia secondo i punti di vista e secondo gli spostamenti dello spettatore, che si trova a vivere dentro l’opera.

Kaori Miyayama

Kaori Miyayama, nata a Tokyo nel 1975, vive e lavora tra Tokyo e Milano. Laureata in Antropologia culturale presso l’Università KEIO di Tokyo, nel 2001, si è trasferita in Italia e ha conseguito il diploma in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano. Ha partecipato a numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero, in gallerie e spazi pubblici. Dal 2008 varie fondazioni sponsorizzano la sua ricerca artistica in particolare il Ministero per gli Affari Culturali in Giappone. Il suo percorso di formazione in antropologia e arte, l’ha portata ad indagare la relazione dei punti di vista che si muovono e si scambiano nei territori di confine tra culture e generazioni. Utilizzando diversi media, come pittura, fotografia, libri e installazione, mescola le tecniche tradizionali e contemporanee giapponesi ed europee. Basandosi su diversi piani di stampa, applica mezzi indefinibili fra pittura e fotografia, fra bidimensionale e tridimensionale, fra maniera diretta e indiretta. Utilizza spesso materiali giapponesi, come le carte naturali e i tessuti di seta che sembrano molto fragili ma in realtà resistenti, con ricami e fili di collegamento. I suoi tessuti stampati e cuciti a mano, mossi leggeri dall’aria, mutano con la luce naturale e visualizzano una correlazione tra lo spettatore e il tempo, tra culture e tradizioni differenti, tra Oriente ed Occidente.