A cura di Paolo Dell’Elce

18 luglio – 6 settembre 2020

Museo Archeologico – Atri (TE)

Orari: tutti i giorni 10.00 – 12.00 / 16.30 – 19.30 / 21.00 – 23.00

Chiuso lunedì mattina

 

Per più di un ventennio, a cominciare dai primi anni Ottanta, Yoko Yamamoto ha esplorato con il suo sguardo femminile il mondo suggestivo delle Geisha che vivono nelle comunità di Tokio. Una ricerca iconografica assai complessa e ricca di dettagli che svela un punto di vista profondo riguardo a una figura, la Geisha, che è stata erroneamente ritenuta nell’opinione comune del mondo occidentale al pari di una prostituta già nel periodo Edo (1603-1868), un equivoco alimentato proprio dalla restituzione che ne hanno dato i linguaggi artistici e gli stereotipi culturali occidentali.

La parola Geisha è composta da due kanji, Gei che in giapponese significa Arte, e Sha che significa Persona. La Geisha è una persona edificata nella dimensione estetica, educata alla rappresentazione e ai linguaggi artistici, come la danza, la musica, la recitazione e l’arte della conversazione. Lo stereotipo di ‘giocattolo sessuale’ nel quale sono rimaste imprigionate queste donne nell’immaginario occidentale è quanto di più lontano dalla loro reale natura. Yoko Yamamoto attraverso il suo sapiente lavoro fotografico contribuisce a sfatare questa iconografia deteriore e falsa, e riesce a evidenziare le peculiarità della persona estetica: quella dimensione profonda dell’individuo umano che l’avvicina alla bellezza e all’essenza ontologica del femminile.

Yoko Yamamoto

Yoko Yamamoto, una delle fotografe giapponesi più accreditate a livello internazionale, è nata nel 1955 a Yokkaichi. Laureatasi in archeologia nel 1978, inizia a studiare fotografia presso l’Institute Of Contemporary Photography di Tokyo nel 1983 sotto la guida di Masao Tanaka e Shinzo Hanabusa. Nel 1991 si trasferisce ad Arles dove studia con Lucien Clergue e Bernard Plossu. Collabora con prestigiose riviste giapponesi come Asahi Graph e The Sun. Dal 1991 al 2009 ha tenuto mostre in tutto il mondo.