CINE JAPAN

Questa rassegna del cinema giapponese prende in esame registi tra i più validi affermatisi negli ultimi tre decenni. Abbiamo il caso felicemente anomalo di Takeshi Kitano, comico proveniente dallo spettacolo televisivo, messosi in luce con film sulla mala nipponica, di cui presentiamo l’elegiaco L’Estate di Kikujiro. Del talento sulfureo di Shinya Tsukamoto, affermatosi con film sulla mutazione del corpo, abbiamo scelto un film sulla yakuza nipponica come Bullet Ballet, letteralmente “balletto di pallottole”. Tra gli ultimi talenti emersi in Giappone si è fatto sempre più luce Kore’eda Hirokazu di cui viene offerto uno dei suoi ultimi film, Un affare di famiglia, un acuto e perspicace sguardo sull’istituzione famigliare, secondo un interesse tipico del regista, quello di soffermarsi sui nuclei famigliari. Non può mancare neanche un film come Departures di Yojiro Takita è un tenero canto cinematografico sulla pratica dell’inumazione dei cadaveri, che è riuscito a vincere l’Oscar quale miglior film straniero. In una rassegna come questa non può mancare un film sui samurai, e quindi ecco Il Crepuscolo del Samurai, da parte di Yoji Yamada, un veterano del cinema dell’Estremo oriente abbonato al filone. Infine è doveroso uno sguardo su Hayao Miyazaki, maestro dell’animazione a livello mondiale di cui viene proposta l’ultima opera, Si alza il vento, che si nutre di una delle passioni del suo autore, quella per il volo aereo. In definitiva si tratta di uno sguardo composito su vari autori e tendenze, alcune dell’ultima ora, per uno sguardo generoso su quello che è il cinema nipponico recente a fronte di una tradizione cinematografica notevole fatta di capolavori e che ha saputo esprimersi comunque ad un livello medio alto. The Japanese Film Festival examines the most successfull directors of the last three decades. The movies gave a complete panorama on the different points of view and tendencies in the Nipponese cinematographic world, for a generous look on its contemporary tradition.

Kikujiro (1999)

di Takeshi Kitano

19 July – 9pm
Cortile di Palazzo Acquaviva – Atri (TE)

Bullet Ballet (1999)

di Shin’ya Tsukamoto

27 July – 9pm
Cortile di Palazzo Acquaviva – Atri (TE)

Departures (2008)

di Yōjirō Takita

3 August – 9pm
Cortile di Palazzo Acquaviva – Atri (TE)

Il Crepuscolo del Samurai (2002)

di Yōji Yamada

24 August – 9pm
Cortile di Palazzo Acquaviva – Atri (TE)

Un affare di famiglia (2018)

di Kore’eda Hirokazu

31 August – 9pm
Cortile di Palazzo Acquaviva – Atri (TE)

Si alza il vento (2013)

di Hayao Miyazaki

6 September – 9pm
Cortile di Palazzo Acquaviva – Atri (TE)

Schede film

L’ESTATE DI KIKUJIRO (1999) di Takeshi Kitano

E’ la storia del rapporto di amicizia che si instaura tra uno sfaticato yakuza di periferia e un ragazzino di nove anni che lascia Tokyo e la nonna per andare, a piedi, dalla madre che non conosce e che abita in riva al mare: se lo yakuza insegna al ragazzino che la realtà può avere anche dei risvolti di magia, il piccolo a sua volta insegna all’uomo rude, ma di buon animo, un po’ di gentilezza che non  guasta affatto in questo mondo. Una sublime commedia di strada densa di risvolti surreali, una fiaba gentile molto diversa dai poderosi film sulla yakuza cui ci aveva abituato questo regista attore che proviene dalla comicità televisiva nipponica, rivelatosi poi un sagace osservatore dell’animo umano al cospetto della violenza, ma anche a squarci giocosi e tenerezze inaspettate. Questi elementi qui si dispiegano alla stregua di un libro per ragazzi, fatto col sorriso e con la semplicità, fondamentalmente con purezza, e senza la supponenza di chi vuole insegnare a tutti i costi né, tanto meno, con languori nostalgici ma con la sagace capacità di osservazione del lato ludico della vita che va presa così com’è. Una grande lezione di saggezza, in definitiva, molto vicina alla lezione zen ma adatta benissimo anche a qualsiasi spettatore occidentale: uno dei film più compiuti e fertili di Kitano. 

BULLET BALLET   (1998)  di Shinya Tsukamoto

Da parte di uno dei più trasgressivi registi nipponici contemporanei, che quando vuole, come in questo caso, abbassa i toni, un film sulla solitudine urbana e sulla malavita delle periferie degradate, con protagonista un pubblicitario che, sconvolto dal suicidio della fidanzata, decide di procurarsi una pistola finendo nei bassifondi di Tokyo dove viene regolarmente pestato da una banda di punk: ma si innamora di una di loro e quindi decide di aiutarli quando una gang rivale comincia a eliminarli. Un film che è anche un percorso venato da una sorta di annullamento masochistico e di lotta tra i sessi condotta sui generis, il tutto condotto con grande realismo e tralasciando le stilizzazioni e l’audacia sperimentale che connotano i film che hanno reso famoso il regista: si tratta infatti di una  ricognizione sulla metropoli, fatta con una certa precisione sociologica (a tratti ha l’aspetto di una sorta di perverso balletto, da qui il titolo che significa balletto di pallottole) e con un’energia traboccante, non senza una certa ironia di fondo, che lascia spazio a un finale di grande suggestione in merito al rapporto tra i sessi.

 DEPARTURES (2008) di Yojiro Takita

Film premiato con l’Oscar quale miglior film straniero, e da grandi incassi in Giappone, ha come protagonista un violoncellista che lascia Tokyo dopo lo scioglimento dell’orchestra in cui suonava e torna nel suo paese natale e, in cerca di lavoro, per un errore di ortografia, si ritrova assunto anziché in un’agenzia di viaggio, da un “preparatore di cadaveri”. Dopo i primi comprensibili problemi, l’uomo impara il fascino e l’importanza di questa vecchia arte  giapponese, ma la moglie, che non sopporta che il marito tocchi cadaveri durante il lavoro, lo mette davanti a un aut aut: o cambia lavoro o lei se ne andrà di casa, ma poi la dedizione estrema del marito la convince a rimanere, anche se per il protagonista ci sarà una preparazione tutta particolare da fare, per un cadavere che non è come tutti gli altri. Una sorta di film di formazione per un’arte che dedica estremo rispetto ai defunti, preparandoli con tutte le accortezze, e nel miglior modo possibile, per l’ultimo viaggio, un’opera capace di alternare momenti di alta riflessione ad altri più lievi, che affronta con grande sensibilità il tema della ritualità insito nella cultura nipponica tentando di recuperare un senso sacrale senza scivolare in derive spiritualiste, mantenendosi ben piantato nella realtà e, con grande raffinatezza, senza indugiare sul macabro rivelandosi anche una toccante riflessione sulla morte. 

IL CREPUSCOLO DEL SAMURAI (2002) di Yoji Yamada

Da parte di Yoji Yamada, uno dei decani del cinema giapponese, in attività dai primissimi anni Sessanta, un anomalo jidaigeki (film sugli spadaccini), protagonista un samurai vedovo, schivo e vestito di stracci, che accetta gli incarichi più umilianti ma nasconde la sua abilità con la spada. Quando prende le difese di una donna divorziata, capisce che per lui può esserci la possibilità di rifarsi una vita, ma a quel punto viene incaricato di una pericolosa missione: uccidere un ribelle. Un magnifico ritratto di samurai disilluso e malinconico del XIX secolo giapponese, che contesta l’etica feudale e dell’onore rifuggendo quanto più possibile dalla violenza, una sorta di samurai pacifista, un ritratto complesso e pieno di sfaccettature, così come lo sono gli altri personaggi che non gli sono da meno e sono raffigurati anch’essi con grande umanità e senza i soliti cliché legati al filone. Un film pieno di sfumature e essenziale nella sua semplicità, praticamente una lezione di vita, umbratile e sommessa, ma capace anche di improvvisi quanto magistrali lampi di violenza. 

UN AFFARE DI FAMIGLIA (2018) di Hirokazu Kore’eda 

Film premiato con la Palma d’Oro a Cannes, da parte di uno dei registi di punta del cinema giapponese contemporaneo (secondo molti il migliore in assoluto in questo momento), è uno sguardo su una famiglia povera che si arrangia come può, a capo della quale c’è un padre che si arrangia con furtarelli di vario tipo con cui arrotonda il magro stipendio da operaio. Ma un giorno, insieme al figlio, l’uomo trova, abbandonata su un balcone, una bambina che porta nella sua umile casa dove vive con la moglie, la cognata e la suocera. Dopo un’iniziale diffidenza della moglie, che si ritrova una nuova bocca da sfamare, la piccola viene adottata a tutti gli effetti come una figlia, ma il successivo arresto del figlio porta alla luce una realtà che nessuno aveva immaginato e le vere origini della piccola, vittima di una madre senza cuore. Il regista Kore’eda costruisce un altro ritratto di famiglia, una costante del suo cinema, raffigurando la piccola abitazione dei protagonisti come un’isola felice dove gli occupanti tirano a campare da innocui fuorilegge quali sono, ma con una esistenza regolata dall’amore che danno anche alla nuova bambina che forse non lo ha mai conosciuto. Un sopraffino ritratto di una sorta di famiglia allargata, di sicuro coinvolgimento che, man mano che procede nella narrazione, rivela verità sempre più sorprendenti e totalmente inaspettate, costruite con semplicità naturalistica e senza forzature che fanno da sostrato a una realtà drammatica e spietata dove quasi nulla è come sembra.

SI ALZA IL VENTO (2013) di Hayao Miyazaki

Ultimo film anime di Hayao Miyazaki, è ambientato nel Giappone del 1918 dove un giovane di provincia è affascinato dagli aeroplani anche se la miopia gli impedisce di diventare pilota, ma gli compare in sogno un ingegnere italiano che gli dice che progettare aerei è meglio che guidarli. Anni dopo salva una ragazza dal devastante terremoto di Tokyo e un decennio più tardi la Mitsubishi lo assume per sviluppare nuovi velivoli, periodo in cui incontra di nuovo la ragazza costretta a essere ricoverata in un sanatorio per una tubercolosi. I due si sposano ma se la salute della ragazza precipita, il progettista aeronautico riesce a mettere a punto il cosiddetto modello “Zero”, aereo che verrà utilizzato dai giapponesi con successo durante la Seconda Guerra Mondiale. Ma ricompare in sogno l’ingegnere italiano che si rammarica del fatto che le creazioni del protagonista siano state utilizzate a scopi bellici e quindi distruttivi, ma esorterà il progettista a vivere comunque intensamente ogni attimo della sua vita futura. Un film di grande spessore umano e, al solito, molto pregevole tecnicamente, un’opera che può essere definita la summa finale del suo cinema e della sua poetica, Miyazaki, congedandosi dalla regia, riconferma i suoi temi prediletti come la passione per il volo ma soprattutto l’onirismo come chiave di comprensione del mondo reale, la condanna dell’autodistruttività umana, la colpevolezza per aver sacrificato gli affetti al lavoro, ma anche la coesistenza tra una visione pessimistica del presente e la fede incrollabile sul fatto che il futuro sarà migliore.