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RASSEGNA CINEMATOGRAFICA

Lunedì 17 luglio 2017
Lunedì 24 agosto 2017
Domenica 30 luglio 2017
Lunedì 7 agosto 2017
Lunedì 28 agosto 2017
Domenica 3 settembre 2017
Chiostro della Cattedrale di Atri – ore 21

Domenica 3 settembre 2017
Teatro Comunale di Atri – ore 19

INGRESSO GRATUITO

In Cina ha sede il più grande studio cinematografico del mondo, la Hengdian World Studios, nel 2012 quello cinese è diventato il secondo più grande mercato al mondo per incassi. In base a queste due considerazioni, oltre al fatto che ci si trova davanti ad un cinema decisamente sommerso rispetto al vicino e cugino cinema nipponico (di cui si conoscono in Occidente molti più film e molti più registi), è il caso di gettare uno sguardo su di esso, sguardo che si concentra sugli esempi più significativi degli ultimi anni, che abbraccia anche le ultime tendenze. Ormai da tempo la Cina è cresciuta come Paese economicamente sviluppato sull’onda della globalizzazione e, sui flussi della crisi economica occidentale o comunque dei Paesi tradizionalmente industriali, si è ritrovato a essere, insieme al Brasile, all’India e alla Russia un Paese che economicamente ormai detta legge (cosa impensabile fino a qualche decennio fa). Il cinema degli ultimi anni riflette anche tale aspetto concentrandosi anche e soprattutto sull’antinomia, spesso lacerante, tra conservazione sempre più problematica della tradizione e una modernizzazione con cui fare i conti. Ciò si riflette sulle storie raccontate nei film che andremo a vedere, opere che gettano uno sguardo su una realtà composita e stratificata come quella cinese, decisamente poco nota in Occidente, così come poco noti sono di solito i suoi film, a parte qualche caso atipico come quello clamoroso di Zhang Yimou il cui LANTERNE ROSSE rimane forse il film cinese più famoso a livello mondiale (dello stesso regista è stato scelto però un altro titolo vista la grande notorietà del lavoro citato). Si tratta difatti di uno dei pochi fenomeni cinematografici del cinema cinese in quanto a notorietà mondiale, così come lo è LA TIGRE E IL DRAGONE (comunque film di coproduzione, anche con gli Stati Uniti) di Ang Lee che però, oltre a essere un cineasta di Taiwan, ormai è diventato cosmopolita a tutti gli effetti e forse il regista orientale più noto di oggi (d’altro canto il fenomeno dei film sulle arti marziali, in primis quelli con Bruce Lee, sono un fenomeno del cinema di Hong Kong, non di quello cinese in senso stretto). Il nostro sguardo si attesta quindi su quei registi della cosiddetta quinta e sesta generazione che ormai, altra antinomia lacerante, pur essendo di natura ragguardevole in termini puramente cinematografici, vengono spesso censurati da un regime aspro come quello cinese, visto per come rappresentano spesso aspetti duri della realtà del Paese ritratto senza veli. Ugualmente importante una nuova genia di documentaristi cinesi che ormai si vanno imponendo da tempo sui mercati e nei festival di tutto il mondo: e visto che però non trovano spazio nella normale programmazione cinematografica, si è deciso di inserirne un esempio tra i più acclamati degli ultimi anni, ossia BEHEMOTH di Zhao Liang, censurato in passato in Cina ma che oggi possiamo comodamente vedere almeno in Europa.

Rassegna a cura di Pino Bruni

Promo
Trailer

AL DI LA’ DELLE MONTAGNE

di Jia Zhang-Ke

Film ragguardevole da parte di uno degli autori più interessanti e più premiati del nuovo cinema cinese, Al di là delle montagne (2015) di Jia Zhang-Ke, è un film tripartito su tre blocchi che partono dal 1999, ossia dalla fine del secolo scorso, per approdare nel futuro del 2025, blocchi realizzati con stili e formati diversi. Si dipanano tre storie che avranno alla fine una quadratura del cerchio, in cui i vari protagonisti vanno alla ricerca di qualcosa: una giovane donna indecisa tra due amori poi decide per l’uomo sbagliato e la vediamo, in seguito, quindici anni dopo, nel segmento centrale, separata e sola, con un figlio di cui ha avuto l’affidamento l’ex marito che lo ha chiamato Dollar in omaggio alla valuta americana da capitalista qual è: il figlio partirà alla ricerca di una madre che non ha mai conosciuto e che lei aspetta da sempre. Storia sentimentale che si dipana nei decenni e con la Cina in piena, radicale trasformazione economica, il film di Jia Zhang-Ke è un potente affresco anche e soprattutto sull’incomunicabilità tra generazioni da parte di una Cina schiacciata tra mantenimento della tradizione e miraggio del modello occidentale, tra il passato destinato per forza a scomparire e un futuro incerto.

Lunedì 17 luglio 2017 – ore 21.00

Chiostro della Cattedrale

INGRESSO GRATUITO

aldiladellemontagne

Lunedì 24 luglio 2017 – ore 21.00

Chiostro della Cattedrale

INGRESSO GRATUITO

nonunodimeno

NON UNO DI MENO

di Zhang Yimou

Diretto da Zhang Yimou, probabilmente il più famoso regista cinese di tutti i tempi, almeno in occidente, appartenente alla cosiddetta quinta generazione, Non uno di meno (1999) vede in scena la giovanissima supplente di una scuola rurale cinese del nord del Paese in sostituzione di un maestro assentatosi per un certo tempo la quale, grazie alla sua tenacia, si incaponisce nel recarsi in città per recuperare un alunno costretto ad abbandonare la scuola e il villaggio per andare a lavorare in città: farà di tutto per ritrovarlo finché quando ci riuscirà, i media si precipiteranno nel piccolo villaggio a documentare l’evento. Film di genuino impianto sociale, vincitore del Leone d’Oro a Venezia, mostra una caparbia ragazzina che si pone contro la burocrazia statalista cinese fino a spuntarla, a dimostrazione di tutta la forza di volontà delle nuove generazioni della Cina del dopo Mao alla strenua ricerca di nuovi valori. Il regista, malgrado le inevitabili censure di stato che impongono un lieto fine evidentemente posticcio, sa dirigere ancora una volta un cast composto in gran parte da piccoli attori non professionisti con risultati encomiabili.

LE BICICLETTE DI PECHINO

di Wang Xiaoshuai

Sorta di versione cinese di Ladri di biciclette di Vittorio De Sica, Le biciclette di Pechino (2001), gran premio della giuria a Berlino, diretto da Wang Xiaoshuai, regista della cosiddetta sesta generazione, mette in scena un sedicenne di Pechino che usa la sua bicicletta per lavorare come pony express, ma poi gliela rubano e scatta la ricerca, da parte del ragazzo, dell’unico mezzo di sostentamento che possiede: quando ritrova la bicicletta scopre che appartiene ora a un ragazzo che dice di averla comprata di seconda mano e quindi il protagonista sarà costretto a condividerla con lui e non è facile. Una vicenda amaramente ironica che è occasione per il regista di inoltrarsi tra le strade della metropoli cinese con un prezioso sguardo semidocumentario, nudo e crudo, senza cascami di vedutismo turistico, in cui vengono messi a nudo tutti i segni di occidentalizzazione che sono ormai da tempo un dato di fatto, ma senza perdere di vista l’assunto di base del film, quello dello status symbol di una semplice bicicletta il cui possesso può fare veramente la differenza tra la miseria e una vita decente, anche in una Cina cosiddetta modernizzata e tra i Paesi dall’industrializzazione ormai rampante.

Domenica 30 luglio 2017 – ore 21.00

Chiostro della Cattedrale

INGRESSO GRATUITO

biciclettedipechino

Lunedì 7 agosto 2017 – ore 21.00

Chiostro della Cattedrale

INGRESSO GRATUITO

theassassin

THE ASSASSIN

di Hou Hsiao-Hsien

The assassin (2015) è l’ultimo film, in ordine di tempo, di Hou Hsiao-Hsien, uno dei registi più in vista del cinema orientale contemporaneo in generale, in quanto a creazione di forme, messinscena e inquadrature insolite che sono spesso di prim’ordine. In questo caso il regista riconferma tutto il suo talento visionario nel raccontare di una vicenda della Cina dell’VIII secolo dove si muove un’assassina incaricata di uccidere i funzionari governativi che si sono macchiati di corruzione; ma quando durante una di quella che dev’essere la solita esecuzione, viene assalita da un senso di misericordia che la porta a risparmiare la vittima designata, viene punita dal suo padrone, una suora che l’ha accudita fin da quando era piccola: costei infatti le affida un incarico molto più difficile del solito, ossia l’uccisione del cugino. Folgorante soprattutto a livello visivo, e pregno di valori mistici, è il solo film in costume (più precisamente il wuxiapian) del suo regista: dai valori anche ermetici, si tratta di un lavoro di eccezionale suggestione che si preoccupa di raggiungere un livello estatico, una sorta di incantesimo ottenuto con una grande attenzione all’aspetto visuale, veramente poderoso, evitando in questo assetto anche eccesivi approfondimenti dei personaggi che si muovono quasi come pedine di una vicenda storica che sembra trascolorare nel mito e nella leggenda.

DICIASSETTE ANNI

di Zhang Yuan

Vincitore del Leone d’Oro a Venezia, Diciassette anni (1999) di Zhang Yuan, coprodotto anche con l’Italia (il montaggio è anche a cura di Jacopo Quadri), si riferisce nel titolo non all’età della protagonista ma ai diciassette anni che la donna ha trascorso finora in carcere per avere ucciso involontariamente la sorellastra; ora, in licenza premio per Capodanno, torna a casa dai genitori accompagnata da una guardia carceraria che non se l’è sentita di lasciarla sola visto che all’uscita nessun famigliare è venuto a prenderla: ma al ritorno nella casa scopre che è stata demolita, che il gelo familiare è eloquente ma anche la società ormai non è più la stessa. Si tratta di un’esemplare parabola nonché un melodramma raffreddato e asciutto che mostra una società povera e travagliata tra fantasmi del passato e un presente incerto: un’opera indubbiamente problematica che si concentra sulla rieducazione delle persone nella Cina postmaoista muovendosi tra il gusto della tragedia classica e i dettami di un certo tipo di neorealismo, ambientato in un Paese scrutato in modo alquanto duro, senza veli e senza bellurie o evocazioni di istanze edificanti, tanto che il governo cinese in un primo momento non permetterà la circolazione della pellicola.

Lunedì 28 agosto 2017 – ore 21.00

Chiostro della Cattedrale

INGRESSO GRATUITO

diciassette-anni

Domenica 3 settembre 2017 – ore 21.00

Teatro Comunale di Atri

INGRESSO GRATUITO

Behemoth

BEHEMOTH

di Zhao Liang

Pregevole documentario da parte di Zhao Liang, uno dei documentaristi rampanti del nuovo cinema cinese, che ormai si esprime nel documentario con altrettanta forza rispetto a quello di finzione, Behemoth (2015) è ambientato tra le montagne rocciose della Mongolia interna dove sorge un’immensa miniera di carbone gestita dai cinesi. In tale ambiente seminfernale lavorano migliaia di operai molto simili a formiche anche perché letteralmente anneriti dalle sostanze caliginose che rappresentano il pernicioso humus della loro alacre e sfibrante attività: una sorta di inferno (non per niente il titolo evoca il demone Behemoth, appunto, qui visto anche e soprattutto come disumanizzazione dell’individuo) in cui i malati ricoverati negli ospedali, quasi annientati dal lavoro, attendono la morte quasi come una liberazione. Un documentario in definitiva increscioso (tanto è vero che è stato censurato in Cina) che mostrra come lo sviluppo dell’economia cinese si attui anche grazie a gironi danteschi come quello raffigurato nel film dove lo sfruttamento regna sovrano. La forza del lavoro di Zhai Liang, che non si limita ad una illustrazione di mero documentario, consiste nell’iniettare nel magma generale squarci di lirismo e di poesia, a volte presi in prestito da grandi registi occidentali, la cui lezione viene ben tenuta presente da pressoché tutti i registi orientali.