Italia e Spagna: una ricerca del senso del Contemporaneo

Biografia Artisti

Soledad Córdoba

Avilés, 1977.

www.soledadcordoba.com

Laureata in Belle Arti presso l’Università Complutense di Madrid, la sua formazione e la sua ricerca artistica si sono arricchite con borse di studio e soggiorni a Parigi (Cité Internationale Universitaire de París), Londra (TATE Britain, The Hyman Kreitman Research Centre), Madrid (Casa de Velázquez)e Barcellona (Hangar, Centre de produció d’arts visuals i multimédia). “Sono interessata alla fotogra a come mezzo per rappresentare nuove realtà e come strumento per gettare domande sull’esistenza umana. Con il mio lavoro esploro i territori di confusione dove con uiscono i con ni di realtà e nzione, il comprensibile e il soprannaturale, il bello e il nefasto, il familiare e lo strano. Sono anche preoccupata del rapporto che abbiamo con gli elementi della natura. Apprezzo il fantastico come un modo per trascendere il nostro essere, mentre diventa una necessità per il transito attraverso i territori disturbati dell’apparentemente normale. Il mio lavoro è molto vicino allo stato onirico con una chiara intenzione di creare poesie visive dove la bellezza, il silenzio, il dolore, la paura, l’isolamento e la ricerca sono presenti. Fotogra e spogliate delle proprie particolarità, luoghi, scenari e personaggi (autoritratti) sottratti da ogni de nizione oggettiva ma trasformati in segni, nodi e collegamenti attraverso un universo che emerge dalla realtà e si fonde con l’immaginario, il poetico e suggestivo . “

Ignacio Llamas

Toledo 1970. Vive e lavora a Toledo.

www.ignaciollamas.com

E’ diplomato in Belle Arti alla Univ. Complutense Madrid; i suoi lavori sono in collezioni pubbliche e private, sia in Spagna che all’estero: Museo Patio Herreriano, Colección Unión Fenosa, Colección Circa XX – Pilar Citoler, Fundación Coca Cola, Colección BESart, Colección Caja Madrid, Colección DKV, Colección Figueiredo Ferraz, Fundación Foro Sur. L’artista costruisce le sue metafore proponendo immagini di luoghi sici, costruzioni architettoniche o paesaggistiche attraverso cui si allude all’interiorità dell’essere umano. Addentrandoci in queste immagini riscopriamo spazi puliti, dominati da una luce che trasforma, modificati soltanto da alcuni oggetti di uso quotidiano che contengono una forte valenza simbolica: valigie, scale, sedie, porte, alberi o siepi. Così viene generato un universo silenzioso ed eloquente. Le opere offerte al pubblico, permettono allo spettatore di disattivare ogni elemento di disturbo e iniziare un viaggio nella propria interiorità, trasformando la vista esteriore in uno sguardo all’interno di ognuno. Quando si effettua questo viaggio si percepisce la luce che viene emanata dall’interno, con le ombre e le tenebre che tutti trasciniamo. Limiti, paure, traumi, dolore e la possibilità di concepirle come elementi che, messi insieme, ci costituiscono come persone convertendosi nel nucleo della proposta. Solitudine, sguardo interiore e dolore trasformato sono le proposte che vengono suggerite per intraprendere un percorso alla ricerca della conoscenza di sé.

Olga Simón

www.olgasimon.com

E’ laureata in Belle Arti presso l’Università dei Paesi Baschi. Ha completato la sua formazione frequentando workshop con artisti come Duane Michals, Chema Madoz, Ouka Lele e Daniel Canogar. Attualmente sta lavorando al suo dottorato di ricerca presso l’Università Complutense di Madrid. Ha esposto in mostre personali e collettive in Italia, Spagna, Portogallo, Francia, Germania e Argentina. Ha anche esposto in collaborazione con altre gallerie a Madrid e Salamanca ma attualmente il suo lavoro è rappresentato dalla Galleria Encant de Menorca (Esp) e 100 kubik raum für spanische kunst Colonia (Ger). Olga Simón non appartiene al gruppo di artisti che propongono immagini dalla visione veloce e facile, ma al numero più ristretto di coloro che si ostinano a ricreare un ambiente, un’atmosfera, una situazione, una missione, il suo esercizio e l’analisi dei risultati. “ (Miguel Fernández-Cid) “Lagrimas è il motivo iconogra co che raccoglie gran parte del suo attuale lavoro. Sono state recentemente esposte in Germania 223 lacrime in omaggio alle tante ragazze scomparse in Nigeria e questa proposta per la sala Maruja Mallo a Madrid e per la mostra Stills of Peace in Italia ampli ca questo riferimento a un concetto astratto e generale di lutto, dolore e perdita. Il risultato è una ri essione intima sulla morte, una sorta di vanitas contemporanee che, in termini formali, è strutturata attraverso un bel labirinto di lacrime addolcito da un attento studio di luci e ombre.” (Carlos Delgado Mayordomo)

Fernando Sordo

1949 Madrid. Vive e lavora a Toledo.

Laureatosi alla Universidad Complutense de Madrid con Alexander Aizpuru ha eseguito con lui diversi progetti espositivi legati alla nuova gurazione, con lavori su carta, molto colorati e di grande formato Dal 1998 il suo lavoro si organizza per progetti seriali e complessi. Behält- er-Necroga-Schwindel (Serie 2015 trittico “Planes Approach”) scelto per questa mostra, è un polittico composto da tre elementi o scatole di compensato dipinto, la cui disposizione relativa dipende dallo spa- zio-luce in cui si esibisce, senza che abbia un ordine stabilito. L’illumi- nazione proviene da lampade che scendono dal sof tto ed entrando in ogni scatola accompagnano lo spettatore alla scoperta dell’interno: la gradazione di colore della luce di ogni lampada è diversa in relazione agli oggetti illuminati. Il contenuto è costituito da oggetti, libri e disegni casuali, raccolti in un periodo di tempo molto lungo , trovati in vari luoghi. Altri materiali sono fatti appositamente per completare l’opera. La combinazione di materiali così diversi niscono insieme per raggiun- gere un signi cato. S / T (Serie 2013 trittico “ Planes de Aproximación “) è un dipinto, acrilico su legno, sviluppato in tre elementi 54X64X3,5 cm che possono essere raggruppati in vari modi poiché non vi è alcuna gerarchia o scala predeterminata ordinante o subordinante . L’ordine qui proposto è quello di un cubo appeso al muro. Il lavoro si riferisce a una serie di geometrie monocromatiche sovrapposte che evocano le mappe urbane.

Anna Talens

Valencia (ES), 1978. Vive e lavora a Berlino e Valencia.

www.annatalens.com

“… Sempre alla ricerca della bellezza dell’imperfezione negli oggetti, ri essa dai processi manuali e dalla forma degli elementi provenienti dal mondo della natura, racconto storie circa la complessità dell’essere dell’esistenza umana. Condivido la poesia della semplicità che si trova tra il rustico e il bello, catturando lo spettatore attraverso la contemplazione di un oggetto o una scena visualizzata, quasi come sacra.“ “Schloss Solitude” è una grande residenza costruita tra 1764 e il 1769 dal duca Carlo Eugenio di Württemberg. Il luogo è stato originariamente concepito come un rifugio, un luogo di tranquillità, di solitudine e di riflessione. Il nome Solitude (dal latino solus) indica uno stato di prigionia o di isolamento che esclude dal contatto con la gente: le cause di ciò, sono diverse, può essere la conseguenza di non sopportare un rapporto, la perdita di persone care, malattie infettive, disturbi mentali o le condizioni di lavoro, per scelta libera o anche per un naufragio. Ma questo stato, può essere anche molto importante visto che è un momento in cui isolarsi per lavorare, pensare o riposarsi indisturbati, e ciò è molto diverso rispetto alla solitudine come sofferenza. Sulle fotogra e di Schloss Solitude sono intervenuta con una foglia oro 24k, evidenziando le “vie di fuga”, i luoghi attraverso cui sfuggire l’isolamento: nestre, specchi, corridoi, tutti quei luoghi che conducono ad altri luoghi, per indicare le uscite di emergenza dalla solitudine come prigione.

Marco Appicciafuoco

Teramo,1970. Vive e lavora a Teramo.

www.marcoappicciafuoco.com

Diplomato all’ istituto F. A. Grue di Castelli e poi presso l’Accademia di belle Arti dell’Aquila, partecipa a diverse esposizioni, personali e collettive, nazionali e internazionali e oggi, insieme alla sua compagna Daniela Faiani, collabora alla produzione di opere di autori come: Luigi Ontani, Michelangelo Pistoletto, Sandro Chia e Enzo Cucchi. Le sue pratiche di ibridazioni di tecniche e materiali, le sue operazioni di natura concettuale, l’investimento trasversale delle categorie estetiche tradizionali e il superamento delle classi cazioni dell’opera d’arte in generi chiusi (scultura, dipinto, oggetto d’arredo, installazione) lo avvicinano all’esperienza della Transavanguardia. Nelle sue opere impiega materiali evocativi della modernità: superfici ri ettenti, metalli, luci, insieme a materiali rimandanti a pratiche tradizionali, come la ceramica, appellandosi a tutta la loro carica simbolica. In questo modo le sue opere sono un invito a riflettere sul rapporto tra progresso tecnologico e tutela dell’ambiente e sulla scelta di pratiche di vita consapevoli e lungimiranti. I suoi interventi mirano a creare uno spazio in cui i materiali generalmente contrapposti vengono messi in poetico connubio, in confronto dialettico-concettuale e materico. Viene così a crearsi una dimensione in cui differenti “dispositivi” vengono utilizzati insieme, giocando sulle dicotomie sull’apparente estraneità, gli uni degli altri, no a rintracciare profonde interdipendenze e relazioni tra opposti.

Jacopo Casadei

Nato a Cesena nel 1982, vive e lavora a Cesena.

Casadei tras gura il mondo fenomenico attraverso uno sguardo magi- co, che rivela il lato straordinario dell’esistenza. Per farlo, ha dovuto disciplinare la sua attenzione e la sua immaginazione a cogliere fatti e circostanze che sfuggono alla coscienza vigile e alla visione limitante dell’iride. (…) Incubi, deliri, abbagli e miraggi si susseguono sulle tele dell’artista come prodotti di un’immaginazione febbrile, di una fantasia recalcitrante e indomita. La stessa, in fondo, che accompagna le visioni del sognatore. Non è un caso che l’artista de nisca se stesso un oniro- nauta, un pellegrino del sogno, un vagabondo della psiche subcoscien- te cui spetta il compito di tradurre in pittura le bizzarre e capricciose in orescenze del profondo. Epifanie che sorgono dalla massa informe del paesaggio per assumere, miracolosamente, sembianze di gura. Nei suoi soggetti, infatti, l’ambientazione e il soggetto si fondono senza soluzione di continuità, generando pro li dif cilmente decrittabili, (…) le gure sono niente più che escrescenze del paesaggio, protuberanze e tumefazioni di uno spazio incongruente. Questa sostanziale inafferra- bilità di forme e gure, questa fuga dall’evidenza mimetica, che è poi la sigla stilistica di molta pittura contemporanea, diventa per Casadei un’opportunità di estendere i con ni della propria indagine gnoseologi- ca. E un modo per affermare l’idea che, tramite l’arte, la realtà possa, e debba, essere il frutto di un’esperienza originale. (Ivan Quaroni)

Michele Giangrande

Bari 1979.

www.michelegiangrande.com

I suoi lavori, con versatilità e ironia, tras gurano la realtà giocando con i concetti di essere e apparire. Partendo dalle proprie origini e traendo ispirazione nell’arcaico e nella rilettura del passato, l’artista decide di compiere attraverso interventi scultoreo-installativi, un percorso a ritroso nelle tradizioni ancestrali, per cogliere così la scintilla basilare delle prime espressioni artistiche. Ad esempio, i manufatti in ceramica rappresentano l’essenziale accostati ad elementi di antica memoria ( ad es. cuore e cervello su una bilancia, organi riproduttivi, teschio in un braciere colmo di carboni ardenti). Altre installazioni celebrano il “mattone”, elemento base dell’architettura, che evoca le forme archetipiche, primordiali e basilari della geometria e del costruire, per esempio nel primitivo sistema trilitico, fondamento dell’architettura stessa. L’uso dell’antica tecnica e della tipica decorazione ceramica pugliese, reminiscenza dei propri miti e tradizioni, diviene il punto di partenza che fa incontrare taluni motivi elementari ricorrenti a sei o cinque pallini blu cobalto, con immagini tradizionali (ad es. un gallo) dalla forte simbologia che affonda le sue radici nella notte dei tempi. La ricerca di Giangrande si propone come un tentativo d’individuare nell’estremo passato una comunicazione nel contemporaneo proiettata al futuro, attraverso un viaggio ludico-analitico che parte dalle proprie memorie traversando con curata leggerezza la genesi stessa del fare.

Valentina Perazzini

1987, vive e lavora tra Bruxelles e Rimini.

www.valentinaperazzini.it

Leggere siepe tra le righe. Il libro di Virginia Woolf “le Onde” è riempito con pennarelli indelebili in modo da lasciare bianchi solo gli occhielli delle lettere; un video percorre una siepe in tutta la sua lunghezza come a volerla leggere ed esplorare. Libro e siepe entrano così in relazione: gli occhielli bianchi delle lettere e le tracce di inchiostro richiamano la luce che attraversa la siepe. Il romanzo della Woolf nasceva da una sug- gestione dell’autrice che voleva rappresentare “una mente che pensa in mezzo a isole di luce, isole in un usso di corrente. (…)”. La siepe esprime così l’atmosfera del contenuto del romanzo stesso. Luce con le spalle al muro La luce che passa tra foglie di alberi diversi, disegna immagini/carte geogra che di luoghi mentali che diventano elementi per narrare la storia di personaggi incontratisi casualmente. Pur simili tra loro le immagini svelano la loro unicità solo nel confronto e si comprendono nel “territorio delle differenze” piuttosto che su quello delle uguaglianze. I lavori sono immagini bianche realizzate utilizzando foto che inquadrano la luce che passa tra la chioma di alberi diversi. Gli spazi tra cui la luce passava sono stati poi ricalcati; il ritaglio e l’isolamento di uno spazio che normalmente è vuoto viene ribaltato per farlo diventare un “pieno”: l’ombra diventerà quella che prima era luce e viceversa. I frammenti, i personaggi si costituiscono soltanto attraverso le relazioni con gli altri; non esistono se non ricordati da qualcuno.

Gino Sabatini Odoardi

Pescara 1968, vive e lavora tra Roma e Pescara.

www.ginosabatiniodoardi.com

Determinanti nella sua formazione gli incontri con Fabio Mauri, (1997 performer alla Kunsthalle di Klagenfurt, (Au) e poi suo assistente) e Jannis Kounellis (allievo nel 1998 all’Aquila). Nel 2010 la Logos Ed. pub- blica un volume a lui dedicato, a cura di F. Poli e M. Carboni . Nel 2011 è alla 54 Biennale di Venezia. Dal 2013 è rappresentato dalla Gowen Contemporary di Ginevra. Gran parte dei suoi lavori sono realizzati attraverso “Termoformature in polistirene”: con tale artficio « plastico » tecnologicamente avanzato l’artista porta a limiti estremi la condizione di esistenza di oggetti-simbolo. “Estraniati” così dal mondo esterno di cui facevano parte, divengono muti fantasmi di se stessi, perdono la funzione pratica restando sospesi in una dimensione spazio-temporale che ne blocca la “verità assoluta” permettendo così lo sviluppo di una verità personale, individuale. Sabatini Odoardi affronta agnosticamente, anche il concetto di sacro: l’assoluto sfugge alla mente umana, per cui non è possibile parlare di ciò che non si conosce. L’indiscutibile va quindi messo in discussione, anche scomodando la storia per contestare l’accettazione passiva dei fatti. Insinuando il dubbio, rimettendo in discussione la realtà, rompendo gli equilibri su cui poggia la nostra cultura, si scardinano le nostre sicurezze, generando un gioco di specchi in niti e rimandi senza risposta. Bersaglio della sua opera è il pensiero tradizionale e il continuo bisogno di conferme che l’Uomo pretende di fronte all’inconoscibilità del mondo.