Dehors - Biografia Artisti

Ziad Antar (Libano)
Ziad Antar nasce nel 1978 a Saida, in Libano. Si laurea in Ingegneria dell’Agricoltura nel 2001 e dal 2002 lavora con la fotografia e il video. Nelle sue opere cerca un confronto con il passato a partire dalla tecnica, per questo lavora con negativi scaduti e immagini d’archivio. La sua ricerca ruota attorno alla discussione sulla natura del mezzo fotografico: quali sono i suoi limiti e fino a che punto è possibile forzarli, testarli o confrontarli con altre tecniche e suggestioni?
Il passato è usato da Ziad per studiarne i limiti, ponendoli a confronto con l’avanzamento delle tecnologie digitali. Ha esposto, tra gli altri, al Centre Pompidou e al Palais de Tokio, di Parigi, al New Museum di New York, al Museo di Arte Moderna di Seoul e recentemente Museo di Arte Moderna di San Paolo in Brasile.

Bertille Bak (Francia)
Bertille Bak nasce ad Arras nel 1983, oggi vive e lavora a Parigi. Si forma all’Ecole Nationale des Beaux-Arts come allieva di Christian Boltanski. Nel suo lavoro indaga la vita di comunità che mostrano di avere un assetto sociale serrato e a volte chiuso verso l’esterno: minatori o altri gruppi dove il perimetro sociale corrisponde spesso con quello reale e geografico. Non è possibile impostare un lavoro di questo tipo se non approfondendolo da vicino, per questo l’artista diviene per un tempo ben definito un membro di queste comunità vivendone da vicino rituali, folklore e regole sociali. Il risultato può essere un documentario o assumere forme diverse come installazioni o dipinti su tessuti: il dato comune è il fatto che in queste opere la realtà, nella sua crudezza e pragmatismo, viene ridisegnata seguendo altri canoni, inserendo immaginazione e utopia laddove la stretta vita sociale e comunitaria sembra negarle.
Espone in Italia per la mostra “La voce delle immagini” a Palazzo Grassi a Venezia con lavori di 27 artisti della Collezione Pinault; le sue opere sono presenti in numerose collezioni pubbliche d’Oltralpe, tra cui quelle di FNAC, FMAC Paris, FRAC Collection Aquitaine, FRAC Alsace, FRAC Limousin e FRAC Basse-Normandie.

Adelaide Cioni (Italia)
Adelaide Cioni nasce a Bologna nel 1976. Ha studiato disegno alla UCLA di Los Angeles e scultura all’Accademia di Belle Arti Roma. Il suo lavoro parte da due costanti: da una parte la relazione con i luoghi intimi. In questo processo la quotidianità più semplice è filtrata, ricostruita e resa in diversi atti abitativi. Dall’altra il disegno: tecnica dell’“intimità” per eccellenza che esce dalla sfera personale assumendo forme più grandi che dialogano con lo spazio. Ecco dunque che il disegno abita, nella sua semplicità, i ricordi e i luoghi (fissandosi prima nella mente e ampliandosi poi nell’opera), in particolari ben precisi: una finestra, un termosifone, un arco o struttura.
Ha esposto in spazi indipendenti e in luoghi istituzionali, tra cui di recente al Mambo, Museo Arte Contemporanea Bologna. Nel 2014 è stata residente alla Citè Internationale des Arts di Parigi e nel 2015 a Villa Straüli, Winterthur.

Lionel Estéve (Francia)
Lionel Estéve nasce a Lione nel 1967. Vive a Bruxelles. Lavora principalmente con l’installazione, mettendo insieme elementi fragili e quasi eterei come reti, fili di perle, fogli di gelatina colorati. Capita nei suoi lavori che il colore assume una funzione strutturale e portante quando viene proiettato in forma di riflesso di luce sullo spazio. Estéve usa materiali trovati come le rocce, o riciclati. Il risultato è un ricamo grafico evanescente e affascinante allo stesso tempo, che fa dell’esperienza diretta del visitatore una sua parte fondamentale. Ha esposto le sue opere in importanti mostre collettive nel Museo di Arte Moderna di Parigi, nel 2003, al Museo Macedone di Arte Contemporanea di Salonicco, e nel 2005 presso “Art Unlimited” a Basilea.

Matteo Fato (Italia)
Matteo Fato nasce a Pescara nel 1979, dove vive e lavora. Si diploma in Pittura nel 2006 all’Accademia di Belle Arti di Urbino.
Il suo lavoro parte da un’analisi del linguaggio, della parola dipinta, del pittogramma: la ricerca si concentra sul lasso di tempo in cui un semplice disegno diventa un simbolo che innesca associazioni mentali, prime tra tutte quelle legate al linguaggio. Seguendo questa traccia, la ricerca entra nel suo lavoro di pittore: nelle sue recenti opere, tutta la parte strumentale e funzionale al mestiere (i ritagli di tela, le casse di trasporto delle opere), sono messe sullo stesso piano visivo della parte dipinta “canonicamente” intesa. Matteo Fato ha recentemente vinto la quarta edizione del Premio Cramun. Tra gli altri riconoscimenti, si è classificato secondo durante il Premio Terna nel 2014 e nel 2012 primo al Premio Città di Treviglio. Tra le residenze, nel 2015 è stato due mesi presso il Nordic Artists’ Centre Dalsåsen, in Norvegia.

Myriam Laplante (Canada)
Myriam Laplante, nasce a Chittagong in Bangladesh nel 1954. Si trasferisce presto in Canada, poi a New York e infine in Italia, dove vive e lavora dal 1985 muovendosi tra Roma e Bevagna.
Il percorso artistico di Myriam Lalante inizia negli anni ’90; è molto colpita dal notare come la comunicazione di fatti, storie, avvenimenti è così presente da asfissiare uno dei sentimenti umani per eccellenza: l’empatia. Questa preponderante dose quotidiana di sapere tutto e del saperlo sempre, non sempre va a beneficio del vivere civile. Laplante analizza questi temi scegliendo come mezzi espressivi la performance, il video, l’installazione e con essi ricrea situazioni quotidiane per dimostrarne, di converso, l’assurdità: ad esempio l’indifferenza con cui si osservano i fenomeni di guerre e carneficine per il solo fatto che non si è toccati da essi, ma arrivano dal filtro dei diversi schermi (un tempo solo la televisione, oggi tablet, computer e telefono) o seduti nel salotto di casa.
Con il collettivo di performer Black Market International ha partecipato dal 2001 a numerosi festival a Glasgow, Ginevra, Berlino, Berna, Montreal e Ilsede (Germania). Le sue opere sono presenti in diverse collezioni pubbliche, tra cui quelle della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e della Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Roma, del Musée du Québec e nel Musée National de la Photographie di Ottawa (Canada).

Lek&Sowat (Francia)
Lek nasce nel 1971 a Parigi, Sowat nel ‘78 a Marsiglia. I due hanno formazioni diverse ma accomunate dalla stessa visione verso la città e il ruolo dell’arte nel suo scenario. Si incontrano nel 2010 e lavorano insieme da allora, condividendo il comune interesse per l’ “Esploration Urbaine”, ossia la ricerca di luoghi abbandonati e rovine moderne dell’altrettanto nuova civiltà industriale. L’obiettivo, manifesto sin dal principio, è stato quello di guardare al di là del presupposto della street art dai suoi esordi: non solo, o non più, connotare gli scenari urbani, ma andare alla ricerca di quelli in cui la street art può avere un suo senso: quelli abbandonati. Da queste premesse nasce il Mausoleum project, esperienza in cui i due artisti hanno chiamano oltre 40 street artist per una residenza di lavoro in un centro commerciale abbandonato alla periferia di Parigi. Il progetto è reso pubblico solo nel 2012, quando il risultato finale è presentato con il lancio di un libro fotografico e della mostra dei lavori così realizzati. Questo esperimento ha successo, tanto che lo staff del Palais de Tokio (una delle massime istituzioni di arte contemporanea di Parigi), li chiama per un progetto di due anni nel museo da realizzarsi seguendo le stesse linee che guidano gli artisti nelle operazioni all’esterno: lavorare negli spazi limite e, perché no, di secondaria importanza come i seminterrati e le uscite di sicurezza del museo. Questo allestimento sperimentale dura due anni, coinvolgendo anche altri artisti. Nel 2015, i due sono stati in residenza presso l’Accademia di Francia di Villa Medici a Roma: in questa esperienza, hanno proseguito sull’approfondimento della loro disciplina, l’“Urbex”, studiando i tunnel sotterranei della città alla ricerca di possibili punti di connessione tra i graffiti, come traccia dell’archeologia del passato, e le stesse espressioni del contemporaneo.

Luana Perilli (Italia)
Luana Perilli nasce a Roma nel 1981 e qui si diploma all’Accademia di Belle Arti, nel 2005. L’artista lavora principalmente con la scultura, installazione e video. La sua opera muove sempre dall’analisi di contesti e dei suoi protagonisti; quest’ultimi posso essere mobili di uso quotidiano oppure colonie di animali, come le formiche.
Questa indagine impegna Luana Perilli sempre in cicli di più anni: la costante in questo processo è illuminare il lato oscuro (e cioè meno noto) in un contesto dato: il mobilio di casa può esser visto come proiezione dell’emotività del suo proprietario? E’ quello che si chiedono opere dove viene messo in scena un dialogo immaginario tra cassetti che parlano aprendosi e chiudendosi e sedie decurtate che cercano reciproca compagnia. Oppure, il comportamento di una colonia di formiche può illuminare sull’organizzazione sociale umana?
Nella sua ultima ricerca, “Solitary Shelter” alcune ceramiche tedesche del dopoguerra sono state trasformate in sculture che sono rifugio e nido per insetti impollinatori. Luana Perilli ha partecipato alla residenza d’artista Monumentum a Berlino promossa dal Premio Terna. Tra le sue esposizioni, si ricordano quelle al MACRO di Roma, alla Biennale dei Giovani di Monza, alla 15° Quadriennale nel 2008, al Palazzo della Permanente a Milano, al PAN di Napoli.

Paride Petrei (Italia)
Paride Petrei nasce nel 1978 a Pescara e qui si diploma presso l’Accademia di Belle Arti. Successivamente, si trasferisce a Milano dove frequenta l’accademia di Belle Arti di Brera e il Corso Superiore di Arti Visive della Fondazione Antonio Ratti di Como. Vive e lavora a Pescara. Petrei lavora con la scultura e l’installazione, indagando i legami che avvicinano l’uomo alle sue espressioni più vicine e cioè la geografia e la storia. In questo modo pensa, ad esempio, alle connessioni tra l’ipofisi, la ghiandola umana, e il movimento cinetico. Altre riflessioni lo portano a interrogarsi sulle relazioni tra massa, materia e forma, collegando ambiti apparentemente lontanissimi tra loro come la superficie che potrebbe occupare l’umanità se fosse stipata in un’unica area. In una recente mostra personale negli spazi del MAP, Museo dell’Agro Pontino di Pontinia, Paride Petrei si è interrogato
sul concetti di antropologia, totem e colonizzazione. Tra le mostre, si ricorda quella al Museo d’Arte Contemporanea di Lissone (MB).

Gioacchino Pontrelli (Italia)
Gioacchino Pontrelli nasce a Salerno nel 1966, vive e lavora a Roma. Pontrelli è un pittore, anche se talvolta la sua pittura tende verso le tre dimensioni: in queste installazioni, raramente subentrano elementi esterni ma è la pittura stessa (o la combinazione dei diversi elementi dell’universo lavorativo come i collage, ritagli di colore, materiali da studio), che si fa in tre dimensioni e conquista uno spazio architettonico. La sua ricerca ha inizio con lo studio dei mobili di design: ad attrarre l’artista è la politezza di questi oggetti che ben si sposa con la carta patinata delle riviste. Cerca così di trasferire questa lucidità sulla tela, attraverso l’uso di smalti e vernici industriali, anche se rimane sempre una certa componente di caos volontario. Pontrelli scopre poi che la politezza è invece quella della pittura stessa: le tele diventano così più rarefatte, i colori continuano a rimanere smaglianti ma scompare l’immagine dell’elemento d’arredo o comunque è sempre più difficile scrutarlo. Le opere di Gioacchino Pontrelli sono state esposte in numerosi spazi pubblici tra cui si ricordano il MACRO – Museo Arte Contemporanea Roma, il MAC Museo d’Arte Contemporanea di Lissone, il CIAC Museum di Genazzano e durante la collettiva Nell’Acqua Capisco, evento collaterale della 55. Biennale di Venezia.

Enrico Tealdi (Italia)
Enrico Tealdi nasce a Cuneo nel 1976, dove vive e lavora. Si diploma all’Accademia di Belle Arti della stessa città nel 1998. L’arte di Tealdi si esprime attraverso immagini molto poetiche e sceglie per questo fine la pittura e la fotografia. Per creare un dialogo il più vicino possibile con lo spettatore e per rimanere facilmente nel suo spettro visivo, le dimensioni sono sempre contenute; spesso lavora su carta intelata, una base dove il confine tra la pittura e il disegno è molto sottile. Questo supporto ha una particolare caratteristica assorbente, come se l’intimità (che sia di un paesaggio, o di un volto), dovesse esprimersi prima a livello fisico tra il colore e la tela.
Il dato comune a tutta l’opera di Tealdi è la presenza della memoria e della patina sbiadita del ricordo: come quello dei grandi lampadari il cui spegnimento, prima dell’avvento dei moderni cinema multisala, annunciava l’inizio del film. Quell’invito al silenzio, è lo stesso che l’artista mira a ricreare attraverso l’installazione di un lampadario della stessa foggia di quelli antichi in piazza Vincenzo Virginio a Cuneo. La sua ultima personale ha avuto luogo nello spazio Yellow di Varese; tra le esposizioni collettive si ricordano sue partecipazioni in manifestazioni alla Casa delle Letterature, al Museo H.C. Andersen di Roma, al Centro Culturale Borges di Buenos Aires, al Castello di Rivara di Torino.

Raphael Thierry (Francia)
Nasce nel 1972 in Tunisia, cresce nel sud della Francia. Vive e lavora tra Parigi e Avignone. Nel 1994 si laurea presso la Scuola Superiore di Arti Grafiche “Met de Penninghen” di Parigi. Nel 2004 vince la residenza all’Accademia di Francia a Roma di Villa Medici e qui trascorre diciotto mesi. Thierry è principalmente un pittore e un illustratore (sotto lo pseudonimo di “Rapharty” realizza dal 2000 una collana di illustrazioni per bambini chiamata “Les aventures de Superchien”), ma per approfondire la sua espressione tout court non disdegna la scultura, l’installazione e collaborazioni teatrali. Come avviene nel 2010 con le scenografie e i video per Lulu, opera del drammaturgo Frank Wedekind rappresentata al Théâtre national de la Colline di Parigi. In quest’ottica, anche le collaborazioni professionali assumono un rilievo particolare: ha lavorato per diversi anni con il filosofo Federico Nicolao e ha realizzato numerose performance con il compositore Jerome Combier. Raphaël Thierry ricerca la luce nei suoi dipinti figurativi e disegni a carboncino; un’attitudine che è più acuta ed evidente nei ritratti, nudi e paesaggi.
Tra le numerose esposizioni internazionali, si ricordano quelle al Museo di Arte Moderna di Mosca e all’Accademia di Villa Medici a Roma.